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APRILE 2018

Data pubblicazione: 03-04-2018
 
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GIALLO/BLU GOVERNO A DUE COLORI
 Ermanno Corsi

È OPINIONE diffusa che, rispetto alla prima e seconda Repubblica, la terza (nata con il voto del 4 marzo), si presenti più complicata. Forse per il sistema elettorale che, tra uni e plurinominale, ha reso macchinosa l’assegnazione dei seggi? Chi ha vinto le elezioni lo esclude, chi ha perso si aiuta così a farsene una ragione. Ciriaco De Mita ha sempre detto, in verità, che i voti non si giudicano, ma si contano.
Gli elettori, piaccia di più o meno, hanno diviso l’Italia in due colori, non del tutto omogenei, ma ben marcati: il blu al nord e il giallo al sud. È una simbologia chiara. Nelle regioni settentrionali si rafforza il Centrodestra a trazione Lega di Salvini che, contrariamente alle previsioni, ha sorpassato la berlusconiana Forza Italia. In quelle meridionali è passato in modo travolgente lo tsunami dei 5 Stelle. Molto sinteticamente hanno fatto presa due molle: la paura delle invasioni dei migranti clandestini al nord (acuita da drammatici avvenimenti) e il reddito di cittadinanza al sud (visto come facile acquisizione di un assistenzialismo sine die, senza considerare minimamente le compatibilità di bilancio). Prima differenza: il colore blu potrebbe indicare scelte elettorali più ragionate e quindi più durevoli (Salvini si preparerebbe a conquistare anche il Friuli Venezia Giulia alle imminenti regionali); il giallo darebbe la sensazione di un consenso più volatile perché legato a una promessa clientelare secondo una non esaltante tradizione meridionale.
L’avvio delle due Camere non ha risparmiato, agli italiani, riti della vecchia politica: giri di valzer e tango se si parla di schieramenti, piroette se si allude alla coerenza delle posizioni personali dentro i partiti. Risalta, peraltro, una condotta apprezzabile per quanto riguarda i due vincitori entrambi premier in pectore: Salvini leader del Centrodestra e Di Maio capo del M5S risultato primo partito. Confronti a distanza e ravvicinati e poi i nomi per la Camera e il Senato. Non solo scelte istituzionali, ma dal chiaro sapore strategico.
A Montecitorio Di Maio vuole subito tener fede a un impegno: abolire i vitalizi e i privilegi, ridurre le spese della politica. Roberto Fico, napoletano di Posillipo e del Vomero (eletto a Fuorigrotta) ha da tempo fatto propria questa linea. Lui è il quarto partenopeo a ricoprire la terza carica dello Stato. Prima di lui Enrico De Nicola,Giovanni Leone e Giorgio Napolitano.Tutti e tre sono poi diventati Presidenti della Repubblica. È bene che Fico non viva con questo pensiero ma, come si dice, mai dire mai.
A Palazzo Madama, Maria Elisabetta Alberti Casellati è la prima donna a diventare la seconda carica della Repubblica. Un giorno storico, il 24 marzo,che ha fatto saltare uno dei cinque “soffitti di cristallo” che impedivano alle donne di raggiungere i vertici più alti. Ne restano ora quattro: presidenza della Repubblica e del Consiglio dei Ministri, presidenza della corte Costituzionale e della Banca d’Italia.”Adesso tutto è più possibile e più vicino”, sottolinea la neo Presidente. Alla quale verrebbe di consigliare di non assumere atteggiamenti alla Laura Boldrini che, a furia di voler femminilizzare ogni cosa, ha maschilizzato se stessa rendendosi molto antipatizzante.
Salvini e Di Maio hanno saputo reggere il gioco, prefigurando anche una soluzione per il Governo? Non si può ritenere: i due momenti sono distinti anche se non del tutto distanti. Il metodo seguito ha dato un risultato. Ma Palazzo Chigi è tutt’altra faccenda. Molto dipenderà dalla scelta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che propende più per la razionalità che per la estemporaneità emotiva. Qualche elemento può avere un peso: Grillo che apprezza apertamente la coerenza di Salvini e Di Maio che non esclude un suo passo indietro rispetto alla rivendicazione del premierato. Allora: Governo di scopo per pochi obiettivi e limitato nel tempo, Governo di legislatura o del Presidente (magari per una nuova legge elettorale e nuove elezioni fra un anno)? Importante è il riconoscimento che viene da tutte le parti, del ruolo del Quirinale che osserva dall’alto senza mai scendere nella mischia (non tutti i predecessori di Mattarella hanno fatto così).
Napoli e il Sud stanno a guardare sapendo che la 18esima legislatura non può ignorare la drammaticità dei problemi aperti. I deputati e i senatori meridionali sono tanti. Anche in passato era così. Ma in troppi raccoglievano i voti nelle loro città per poi andare a Roma e giocarseli alla roulette del potere e fare, nella capitale, avanzamenti personali di tutto rispetto. Adesso Salvini promette di riunire l’Italia partendo dal Sud. Importanti Ministeri saranno trasferiti a Napoli a cominciare da quello delle Infrastrutture. Attenzione però: i politici facilmente promettono, ma i napoletani e i meridionale hanno la memoria lunga.

 

Premio "Il Sognatore" terza edizione

 

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