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TEATRO DI ROMA: Presentata la stagione 2019/2020

Data pubblicazione: 25-06-2019
 
Gruppo Oceano Indiano

C’È UN SOGNO CHE CI STA SOGNANDO, con questa sfida poetica prende l’avvio la Stagione 2019/2020 del Teatro di Roma – Teatro Nazionale. Un’ispirazione che arriva dai boscimani del Kalahari ed è una promessa di viaggio: quello nei luoghi di un teatro vivo, aperto, avventuroso, desideroso di contemporaneità. Un teatro dell’adesso in ogni dove.
Al centro della scena si incontrano i due grandi enigmi della rappresentazione: quello del sogno e quello del teatro, due misteri senza tempo per fare apparire il reale tra le crepe della realtà costituita. Teatro di Roma si apre a un teatro dal vivo, che fa della liveness il suo assunto deflagrante, che trova forme nuove e altre di conversazione con il pubblico. Si inaugura sotto questo segno il nuovo ciclo di direzione dello Stabile nazionale, guidato da Giorgio Barberio Corsetti, con la consulenza artistica per il Teatro India di Francesca Corona, sotto l’egida del Presidente Emanuele Bevilacqua. Una direzione che propone un nuovo corso, attento agli echi di risonanza dall’estero e alla necessità di una presa sul reale del tempo presente, con il progetto di dare allo Stabile il respiro di un teatro europeo. Per questo motivo la programmazione 2019/2020 si struttura attraverso una prospettiva “verticale” che accoglie nello stesso sguardo le diverse discipline della scena: una vertigine che è il primo passo per riconnettere le questioni utopiche alle questioni etiche e sociali che attraversano il nostro tempo.
23 produzioni su un cartellone di oltre 70 proposte complessive: sono i numeri di questa Stagione che declina la presa sul reale dal punto di vista sia contenutistico che formale. Una cartografia di personalità artistiche che Teatro di Roma mette a contatto con il pubblico attraverso spettacoli e dispositivi che tirano i fili della quotidianità, che mirano alle verità nelle pieghe del racconto, o che interrogano la realtà attraverso la messa in campo di formati inediti, singolari, partecipativi.
Apre Augusto di Alessandro Sciarroni, racconto coreografico sull’amore e sulla sofferenza attraverso l’obbligo della risata perpetua a cui i performer si sottopongono per l’intero spettacolo, e prosegue il gigante Milo Rau, che lancia una sfida ai princìpi millenari di fede e carità della città papale con un’Assemblea Pubblica al Teatro Argentina. Kornél Mundruczó, nome di punta della cinematografia internazionale, scardina i sistemi di rappresentazione tradizionale con il docudramma iperrealista Imitation of life; rivive nel corpo-segno di tre giovani performer la prima creazione della Gaia Scienza, La rivolta degli oggetti, direttamente dal palco militante del Beat 72. Phia Ménard prende posizione contro la “normalità” e doma il vento (letteralmente) in due spettacoli gemelli, uno per bambini e uno per adulti. Zimmerfrei dà vita al capitolo romano di Family affair, il progetto site specific che ritrae la nostra modernità affettiva coinvolgendo famiglie che abitano attorno al Teatro India; e Monica Demuru chiede al pubblico di “dirigerla” in Jukebox. Amir Reza Koohestani riflette sull’opera che lo rese famoso rimettendo in scena i personaggi che ne erano protagonisti in un mondo invecchiato di quasi vent’anni. Oltre il fatto teatrale vanno i Bartolini/Baronio sollecitando i cittadini nei loro RedReading, e Fabio Cherstich con un’Opera da tre soldi “on the road” che viaggerà nei quartieri e invaderà le piazze, di Roma e del Lazio.
Teatro di Roma intercetta poi le atmosfere tragiche del teatro di Emma Dante con Misericordia; i distopici esperimenti drammaturgici di Lisa Ferlazzo Natoli con When the Rain Stops Falling di Andrew Bovell; la spietata voce dell’oggi di Eleonora Danco con dEVERSIVO; il giovane Fabio Condemi con Jakob Von Gunten di Robert Walser; il cunto urgente e necessario di Davide Enia con L’abisso; la rivoluzione assoluta di Giorgina Pi con Wasted di Kate Tempest; il sulfureo Mimmo Borrelli con La cupa; il duo Deflorian/Tagliarini con un dialogo per voce sola in Chi ha ucciso mio padre di Edouard Louis; Babilonia Teatri con Giulio sulla vicenda Regeni. Tessere di un mosaico del tempo presente diventano, nell’ottica della presa sul reale, anche le riletture e le messe in scena dei classici, gli omaggi ad autori profetici che ci hanno raccontato l’Italia e il mondo di oggi in anni non sospetti: Massimo Popolizio porta in scena John Steinbeck con Furore e i successi di Ragazzi di vita e Un nemico del popolo; Valter Malosti parla attraverso le parole di Primo Levi; Claudio Longhi mette in scena La commedia della vanità di Elias Canetti; Carlo Cecchi affronta Eduardo con un dittico di spettacoli; Antonio Latella si dedica a La valle dell’Eden di Steinbeck; Filippo Dini dirige il suo primo Pirandello; Massimiliano Civica rilegge Antigone di Sofocle. Tra le novità della nuova direzione un originale spazio per i giovani spettatori con la rassegna Teatro per le nuove generazioni, una ricca programmazione dedicata al pubblico dei ragazzi e delle loro famiglie che propone alcune tra le produzioni più interessanti del panorama internazionale, come L’après-midi d’un foehn dell’artista transgender Phia Ménard, che incanterà anche i grandi; mentre dalla scena italiana Chiara Guidi affronta le fiabe dell’antica tradizione giapponese; il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, diretto da Roberto Gandini, presenta un dittico su Gianni Rodari (La storia di tutte le storie e L’albero di Rodari); il progetto Teatrinscuola rivolto alle scuole medie e superiori con Parla forte, non ti sento!; Habiba la magica dal romanzo di Chiara Ingrao per la regia di Marta Gilmore; Se dicessimo la verità di Emanuela Giordano e Giulia Minoli. Punta di diamante del Teatro per le nuove generazioni è l’avvio di una nuova Stagione di collaborazione con il teatrodelleappararizioni, compagnia romana guidata dal regista Fabrizio Pallara, con cui sono programmati due momenti fondanti del progetto artistico del Teatro di Roma, che intende riservare uno sguardo d’eccezione per i più giovani e aperto al futuro: la rassegna di narrazione Voce parole e il festival Contemporaneo futuro, due tappe di un percorso di ricerca che si muoverà nei diversi spazi teatrali, con l’obiettivo di formare il pubblico di domani ai linguaggi del presente e fare del teatro ragazzi puro teatro d’arte. Al Teatro India il cuore del progetto produttivo è OCEANO INDIANO: un quintetto di artisti abiterà gli spazi del teatro firmando cinque produzioni e immaginando un programma di aperture site-specific e formati ibridi, fino a ridisegnare anche fisicamente gli spazi, sempre in dialogo con il tessuto cittadino. Fabio Condemi, DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna), Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri), Michele Di Stefano con mk e Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace) ripensano India come primi interlocutori del pubblico, facendo risuonare i temi della Stagione attraverso il loro universo poetico e le loro opere performative.  OCEANO INDIANO si intesse nella trama di una Stagione che alterna sul palcoscenico del Teatro India le produzioni firmate da nomi affermati, sempre in ascolto dei fermenti del territorio e dei giovani talenti, per restituire al pubblico tendenze e linguaggi in continua evoluzione. A quarantatré anni di distanza, i tre artisti della Gaia Scienza, Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari, Alessandra Vanzi, si riuniscono per riallestire La rivolta degli oggetti (17 ott/3 nov). La loro prima opera del 1976 passa il testimone a tre giovani performer, dando vita a un incontro fra epoche, corpi ed esperienze differenti. Una coproduzione con Romaeuropa, Ert e Fattore K, che riporta alla luce uno spettacolo destinato a diventare un riferimento per la controcultura romana degli anni Settanta. Approda a Roma un doppio dispositivo teatrale di micronarrazione della città: il teatro documentario Family affair di Zimmerfrei (8 feb/1 mar), una esplorazione antropologica sulla famiglia contemporanea nel territorio attorno a India; e per la prima volta in Italia, Jukebox (3/8 mar), il progetto dell’Encyclopédie de la parole, uno spettacolo sulla città, i suoi abitanti e le parole che li attraversano: Joris Lacoste dirige “assieme” al pubblico la voce di Monica Demuru nel viaggio, di sera in sera diverso, fra la lingua e la cultura romana.
Negli spazi esterni di India Fabio Cherstich porta Brecht “on the road” con L’opera da tre soldi recitata, cantata e suonata rigorosamente dal vivo e all’aperto (16 giu/12 lug). Una coproduzione che unisce due importanti Istituzioni culturali della città, il Teatro di Roma e il Teatro dell’Opera, insieme in un percorso artistico che coinvolge l’Accademia Silvio d’Amico rendendo gli allievi protagonisti di un’esperienza di formazione, per portare l’opera sul territorio, viaggiando nelle periferie e invadendo le piazze di Roma e del Lazio, facendola vivere su strada in tutta la sua spiazzante, tagliente, poetica e grottesca genialità.  Il duo Deflorian/Tagliarini firma la regia di un caso letterario francese che ha conquistato i lettori di tutta Europa, Chi ha ucciso mio padre (5/17 mag) del giovane Edouard Louis, la resa dei conti fra un figlio omosessuale e un padre ossessionato dal maschile. Ritorna in scena sulle tracce di Deserto rosso di Antonioni il presente spaesato, sfocato di Quasi niente (12/17 mag). Felici riprese quelle di dEVERSIVO della sovversiva Eleonora Danco (5/10 nov) e L’abisso dell’affabulatore civile Davide Enia (3/15 dic). lacasadargilla chiude il ciclo triennale dedicato alla fantascienza con IF/ INVASIONI (dal) FUTURO (28 ago/1sett).Inoltre, Teatro di Roma sceglie di far debuttare alcune delle sue produzioni sui palcoscenici dei più importanti festival italiani, per incentivare una pratica di reciprocità che metta in rete le creatività e le realtà teatrali. Fra questi titoli la coproduzione con il Napoli Teatro Festival che ospiterà nel 2020 il debutto in prima nazionale di Vaudeville di Eugène Labiche, una riscrittura ad opera di Roberto Rustioni che affronta in questa regia il mondo della “commedia leggera” del vaudeville.Un cartellone estremamente ricco che riuscirà ad accontentare i gusti del pubblico coniugando varietà di offerta e qualità.

Aurelio Badolati