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Associazione Alessandro Scarlatti : Lo Sguardo e il Suono

Data pubblicazione: 17-05-2019
 
Mara apside

Si inaugura una nuova rassegna della Associazione Alessandro Scarlatti  intitolata Lo Sguardo e il Suono.  In questo inedito format otto opere d’arte pittorica custodite nella Galleria di Palazzo Zevallos saranno il punto di partenza per 8 concerti affidati a un parterre di musicisti per lo più giovani o giovanissimi. La connessione tra visione e ascolto sarà “narrata” in brevi preamboli affidati a studiosi e storici dell’arte che approfondiranno i dipinti cui i concerti sono ispirati.  La maggiore esecutrice di arpa barocca a livello internazionale, Mara Galassi, propone, come inaugurazione della rassegna un programma intitolato Napoli, 1610, che viene accostato al capolavoro del Caravaggio Il Martirio di Sant’Orsola, che porta appunto la data 1610, e che verrà illustrato da Antonio Denunzio. Il concerto verrà introdotto da Dinko Fabris. Napoli all'alba del secolo XVII fu città di grande sperimentazione musicale; porto di vivaci intrecci culturali, tra le più popolate d'Europa fu felicemente influenzata dalla cultura musicale spagnola grazie alla contemporanea presenza di musici italiani ed iberici presso la cappella musicale della corte vicereale. Le accademie musicali in casa Gesualdo, la presenza di personalità come Jean de Macque, Ascanio Mayone e Giovanni Maria Trabaci, crearono un fertile terreno per la nascita di uno stile musicale fortemente innovativo che in breve si diffuse nel resto della penisola. Se Mantova e Firenze furono la culla del nuovo  canto rappresentativo, Napoli espresse la novità di stile nella musica strumentale; l'uso di strumenti quali il cimbalo cromatico e l'arpa doppia, o arpa a tre registri, favorirono grandemente la diffusione della nuova poetica grazie anche alle molteplici possibilità di suddivisione dell'ottava.  Se Giovan Leonardo dell'Arpa fu il più famoso arpista napoletano al decadere del secolo sedicesimo, Ascanio Mayone fu il virtuoso d'arpa portatore del nuovo stile al nascere del diciassettesimo, e forse imparentato con quel Loise Maione (Louis Maybon?), citato da Scipione Cerreto come famoso suonatore di liuto.Cantore, arpista ed organista alla Chiesa dell'Annunziata, Ascanio Mayone fu anche primo organista alla Cappella Vicereale quando Giovanni Maria Trabaci  ne divenne il Maestro. Se Gesualdo raggiunse arditezze impensate nei suoi libri di madrigali Mayone e Trabaci furono i principali esponenti di un linguaggio musicale nuovo, ricco di contrasti:  drammi, lamenti e pantomime tra tentacoli di meduse ed audaci cromatismi nei quali la parola domina incontrastata la sua propria assenza.
Negli appuntamenti successivi, il giovane pianista Aldo Roberto Pessolano, ispirandosi al bellissimo soggetto pittorico che ritrae le suore della Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova che pregano ascoltando il suono dell’organo, ha concepito un programma basato per lo più su trascrizioni da pezzi originariamente concepiti per organo, spaziando dal Bach rivisitato da Liszt e Kempff a Cesar Franck fino ad arrivare alla concentrazione mistica di Olivier Messiaen.
Nel 1864 si trasferì definitivamente a Napoli il grande pianista elvetico Sigmund Thalberg, anno in cui acquistò una villa a Posillipo, appartenuta al basso Lablache di cui Thalberg aveva sposato la figlia. In quell’epoca la collina “che fa cessare il dolore” era ancora una verdissima campagna, con poche ville sospese tra l’azzurro del mare e il verde rigoglioso dei giardini. Il programma dedicato al dipinto che ritrae la campestre Taverna a Posillipo di Migliaro, verte su musiche di Thalberg e di Liszt, affidate al giovane pianista Alessandro Schiano Moriello.
La Napoli del periodo del Viceregno austriaco, quella immortalata dalla splendida tela di Gaspar Van Wittel, è la città dove il consumo musicale non è limitato soltanto alle centinaia di Chiese, ai teatri dove si pratica sia la grande opera seria che la nuova e “rivoluzionaria” Commedeja pé musica, ma si estende anche alle case aristocratiche e a quelle dei nobili e dei funzionari stranieri che vivono nella capitale; è il caso di John Fleetwood, console inglese a Napoli, dedicatario, nel 1724 di una raccolta di 12 sonate per flauto da parte del grande Francesco Mancini, primo Maestro presso il Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Attorno a questo affascinante personaggio si è sviluppato un piccolo cenacolo musicale che probabilmente comprese saltuariamente anche il compositore inglese Robert Valentine, oboista e flautista al servizio del Principe Ruspoli a Roma e certamente il  violoncellista Francesco Alborea. Il concerto ideato a commento del dipinto di Wan Wittel Veduta di Napoli con il borgo di Chiaia da Pizzofalcone, immagina proprio una serata  musicale a casa del console inglese Fleetwood, con musiche del primo ventennio del XVIII secolo per flauto dolce, di cui il console inglese era virtuoso dilettante, e basso continuo (arciliuto e violoncello). Il trio di esecutori è formato da Tommaso Rossi (flauto dolce), Manuela Albano (violoncello) e Ugo Di Giovanni (arciliuto).
Il “suono” più adatto per il dipinto di Francesco Paolo Diodati ci è sembrato quello che scaturisce da un programma dedicato a Giuseppe Martucci, nato a Capua nel 1856, che fu un grande protagonista della vita musicale napoletana e italiana di fine Ottocento. Influenzato stilisticamente dalla scuola romantica tedesca (e in particolare da Johannes Brahms e Richard Wagner) Martucci fu tra i pochi autori italiani del suo tempo a non comporre opere teatrali. La sua fu un’evidente reazione al mondo musicale italiano dell'epoca, ancora orientato in modo quasi esclusivo verso il melodramma. Martucci, che nel 1880 fu nominato docente al Conservatorio di Napoli, nel 1886 divenne direttore del Conservatorio di Bologna, per poi ritornare a Napoli e ricoprire la stessa carica dal 1902. Martucci fu il grande animatore della vita musicale napoletana anche a livello organizzativo, occupandosi tra la fine degli anni ’70 dell’800 e gli anni ’80 di due istituzioni musicali importantissime: la Società del Quartetto e la Società Orchestrale Napoletana, istituzioni che traevano linfa vitale dall’impegno anche di nobili e borghesi mecenati quali ad esempio il Principe di Ardore, Ferdinando Buonamici e i coniugi Maglione, ed entrambe dedite prevalentemente alla musica strumentale. Il pubblico borghese di questi incontri musicali è quello che, nei giorni di festa, amava passeggiare nella Villa Comunale, discutendo, magari proprio dell’ultimo concerto ascoltato, che il dipinto Piazza Vittoria di Diodati acutamente ritrae.Se la sensualità della donna raffigurata ne la Dama col Ventaglio di Domenico Morelli ha provocato connessioni con la canzone napoletana della seconda metà dell’800 e con i temi dedicati alla passione amorosa, le scelte musicali messe in relazione  alla Natura morta con pane, biscotti e fiori di Giuseppe Recco trovano ragion d’essere nei contenuti dell’intera sua che è integralmente dedicata alla natura morta. Il descrittivismo è un aspetto legato anche alla musica, laddove essa cerchi di evocare con i suoni situazioni ambientali, personaggi, storie. Troviamo spesso questo atteggiamento nella musica composta in Spagna,  quando attraverso anche un attento uso del folklore musicale locale, i compositori riescono a “dipingere” quadri sonori sospesi tra sogno e realtà. Questo è il motivo che ha suggerito di dedicare il concerto abbinato alla tela di Giuseppe Recco, che vedrà protagonista il giovane virtuoso Luca Montella, alla Spagna, paese dove peraltro Recco morì, nel 1695, dopo essere stato chiamato alla corte di re Carlo II. L’ultimo appuntamento è dedicato a Il concerto di Gaspare Traversi. Uno strano consesso di ascoltatori è immortalato in un quadro di straordinaria forza teatrale e di sapiente carica ironica.  Un improbabile e sdentato suonatore di spinetta e un altrettanto “estroso” flautista (che tiene il flauto con le mani al contrario) sono impegnati nell’esecuzione di un pezzo al quale dovrebbe partecipare una giovane cantante, che, però ride distratta da una anziana signora. Impassibile assiste alla sinistra un serioso signore vestito di rosso, mentre, sulla destra, una bambina gioca con il suo cane. A questo delizioso dipinto non potrà che dare “suono” un duo costituito da flauto (Tommaso Rossi) e clavicembalo (Angelo Trancone).