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A Napoli il primo ambulatorio pubblico per danni da filler

Data pubblicazione: 14-03-2019
 

Nasce a Napoli il primo ambulatorio convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per la diagnosi e la cura delle complicanze da filler per il volto. L’iniziativa, promossa dall’Azienda Ospedaliera Universitaria – Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, con direttore generale dottor Maurizio Di Mauro e direttore sanitario dottor Ferdinando Russo, fa parte della UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale diretta dal professor Gianpaolo Tartaro, revisore dei conti universitario della SICMF (Società Italiana di Chirurgia Maxillo-Facciale). L’ambulatorio è gestito dal professor Raffaele Rauso, past President della FIME (società di medicina estetica accreditata al Ministero della Salute), che da diversi anni si occupa di questo tipo di problematiche e ha all’attivo diversi lavori scientifici a riguardo.
“La richiesta di filler è aumentata negli ultimi anni (+200% dal 2000 a oggi per le procedure mini-invasive secondo i dati dell’American Society of Plastic Surgeons) e con essa anche il numero di persone che hanno avuto complicanze per essersi affidati a medici non specializzati, che hanno iniettato sostanze non adatte, spesso addirittura proibite dalla legge, causando danni più o meno gravi – afferma il professor Tartaro -. Per questo abbiamo deciso di realizzare un ambulatorio dove curare i pazienti danneggiati da questo tipo di interventi”.
L’ambulatorio ha aperto i battenti a ottobre 2018 e riceve pazienti che provengono non solo dalla Campania, ma anche da tutto il Sud Italia: “Spesso i pazienti che hanno subito dei danni da filler non sanno a chi rivolgersi: il nostro obiettivo è diventare un punto di riferimento per tutto il Paese - dice il professor Rauso -. Nell’ambulatorio visitiamo i pazienti, analizziamo la situazione e valutiamo se necessitano una terapia farmacologica o chirurgica, tutto eseguito in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale”.
I danni da filler possono essere diversi: “Le complicanze meno gravi si manifestano con gonfiori tardivi, bruciori, dolore e prurito, mentre i danni peggiori riguardano i pazienti a cui sono stati iniettati filler permanenti, ossia non riassorbibili, molto utilizzati una decina di anni fa, possono portare a noduli, granulomi e necrosi. In questi casi l’unica soluzione passa per la sala operatoria, una strada non facile che richiede un post-operatorio abbastanza impegnativo. Il silicone liquido, oggi vietato per legge, nonché altre sostanze come metacrilato, gel di poliacrilammide, o addirittura sostanze di varia natura non a carattere medico (per esempio olii per il corpo), causano problemi anche a distanza di molti anni dall’infiltrazione: rimuoverli chirurgicamente è possibile, ma pochissimi medici eseguono questo tipo di intervento per via delle complessità che comporta” aggiunge Rauso.
Per prenotare un consulto è possibile chiamare il numero verde del CUP 800.177780 e richiedere una visita presso l’ambulatorio per la diagnosi e la cura delle complicanze da filler per il volto, afferente alla UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.