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Teatro Mercadante: La scuola delle mogli di Molière

Data pubblicazione: 15-03-2019
 
una scena dello spettacolo foto Luca del pia

Dopo le due rappresentazioni al Festival di Borgio Verezzi e a Palazzo Venezia di Roma nello scorso mese di luglio, arriva a Napoli – in scena al Teatro Mercadante da mercoledi 20 a domenica 31 marzo – per la sua tournée italiana lo spettacolo La scuola delle mogli di Molière con la regia di Arturo Cirillo, di cui lo Stabile di Napoli è produttore con Marche Teatro e Teatro dell’Elfo. Nella bella traduzione di Cesare Garboli in scena recitano lo stesso Arturo Cirillo nel ruolo del protagonista Arnolfo, alias Signor Del Ramo, con Valentina Picello in quello di Agnese, fanciulla innocente allevata da Arnolfo; Rosario Giglio nel doppio ruolo di Crisaldo, amico di Arnolfo e di Alain, servo di Arnolfo; Marta Pizzigallo è Georgette, serva di Arnolfo mentre Giacomo Vigentini è Orazio, innamorato di Agnese, e Un notaio. Le scene sono di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le luci di Camilla Piccioni, le musiche di Francesco De Melis, da lui eseguite (alla chitarra classica) con Caterina Dionisi (al pianoforte), Vasco Maria Livio (al computer), Lorenzo Masini (alla chitarra acustica), Orlando Trotta Paik (al clarinetto e alle percussioni). Accolto con grande successo e consensi di critica, a proposito del testo Arturo Cirillo ha dichiarato: “E’ una storia che mi ha fatto pensare a Natascha, la ragazza segregata per otto anni”. «La scuola delle mogli è una commedia sapiente e di sorprendente maturità: vi si respira un’amarezza ed una modernità come solo negli ultimi testi Molière riuscirà a trovare. Vi è la gioia e il dolore della vita, il teatro comico e quello tragico, come in Shakespeare. Il tutto avviene in un piccolo mondo con pochi personaggi. M’immagino una scena che è una piazza, come in una città ideale, con la sua prospettiva, la sua geometria, ma dove dentro all’abitazione principale, vi è una lunga scala di ferro che porta ad una camera che è come una cella, una stanza delle torture, e un giardino che assomiglia anche ad una gabbia. L’azione avviene nello spazio tra questa casa ed un’altra, appartenenti entrambe al protagonista, il quale si fregia di un doppio nome e di una doppia identità, come doppia è la sua natura. Egli è uno spietato cinico ma anche un innamorato ossessivo, un indefesso fustigatore delle debolezze altrui come anche una fragilissima vittima del proprio gioco. Al centro una giovane donna cavia di un esperimento che solo una mente maschilista e misantropica poteva escogitare: è stata presa da bambina, orfana, e poi lasciata nell’ignoranza di tutto per poter essere la moglie ideale, vittima per non dire schiava, del futuro marito che la dominerà su tutti i piani, economici, culturali, psicologici. La natura, l’istinto, l’intelligenza del cuore renderanno però vano il piano penitenziale e aguzzino che si è tramato intorno a lei. Una commedia alla Plauto che nasconde uno dei testi più moderni, contraddittori ed inquieti sul desiderio e sull’amore. Dove si dice che la natura da maggiore felicità che non le regole sociali, che gli uomini si sono dati. Dove il cuore senza saperlo insegna molto di più di qualsiasi scuola. Dove Molière riesce a guardarsi senza pietismo, senza assolversi, ma anzi rappresentandosi come il più colpevole di tutti, il più spregevole (ma forse anche il più innamorato), riuscendo ancora una volta a farci ridere di noi stessi, delle nostre debolezze ed incompiutezze, della miseria di essere uomini». Arturo Cirillo