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Oedipusdi Bob Wilson al Teatro Mercadante

Data pubblicazione: 11-01-2019
 

Dopo il debutto in prima assoluta al Teatro Grande per la rassegna ‘Pompei Theatrum Mundi’ e le rappresentazioni di ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza, l’Oedipussecondo Robert Wilson arriva a Napoli, al Teatro Mercadante. L’artista statunitense ne firma ideazione, spazio scenico, disegno luci e regia avvalendosi della drammaturgia di Konrad Kuhn che, partendo dall’Oidípūstýrannos di Sofocle nella traduzione originale in versi di Ettore Romagnoli (1926) e Orsatto Giustiniano (1585), propone un testo multilingue in italiano, inglese, greco antico e moderno, tedesco e francese. Wilson affronta il mito di Edipo nel suo stile peculiare antinaturalistico in cui teatro, danza, musica e arte figurativa diventano strumenti intercambiabili della rappresentazione. La struttura dello spettacolo resta in qualche modo quella classica con un prologo e cinque parti contraddistinte da oggettiqualiassi di legno, rami secchi, lastre di metallo, sedie pieghevoli e altri materialidi volta in volta trascinati lentamente sulla scena o in essa scaraventati, rumorosamente calpestati, accompagnati da note stridenti. La storia è rievocata in italiano da un potente, stentoreo Mariano Rigillo e, in un italiano incerto non sempre comprensibile, da Angela Winkler. In scena anche DickieLandry al sax e MichalisTheophanous, Alexis Fousekis, Meg Harper, KayijeKagame, CasildaMadrazo, con la partecipazione di Alessandro Anglani, Marcello di Giacomo, Laila Gozzi, e con Emanuele D’Errico, Francesca Fedeli, Annabella Marotta, Gaetano Migliaccio, Dario Rea, Francesco Roccasecca, Beatrice Vento (della Scuola del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale). Ma protagonisti centrali di questo allestimento sono la luce e il buio. Un faro accecante puntato contro lo spettatore si alterna a una riposante luce azzurrina. “Ma sarà capace di sopportare la luce quando questa infine farà luce su di lui?” e ancora “Siamo noi in grado oggi di guardare la verità?” Non dà risposte Bob Wilson anzi con queste domande conclude le note di regia di uno spettacolo singolare, a tratti impervio, sicuramente suggestivo.

Valeria Rubinacci