Dal 2 al 7 dicembre, al Teatro Menotti la prima milanese di Delitto e castigo, nell’allestimento firmato da Andrea Baracco. Un ritorno potente al grande romanzo di Dostoevskij, che la Compagnia Mauri Sturno ripropone a vent’anni dall’adattamento teatrale di Glauco Mauri: un ponte tra tradizione e nuovo corso artistico, un’indagine contemporanea sulle parole, le colpe e le inquietudini che continuano a parlarci oggi.
Sinossi: Ambientato nell’oscura San Pietroburgo dell’Ottocento, questo capolavoro letterario si snoda attraverso i labirinti dell’etica, della morale e della psicologia, gettando una luce penetrante sui recessi più remoti dell’esistenza umana. Il protagonista, Rodion Romanovič Raskolnikov, incarna la conflittualità di un individuo immerso nel dilemma tra giustizia e crimine, tra il desiderio di affrancarsi da una società corrotta e il peso delle conseguenze morali. La presenza costante della polizia, la giustizia come entità impersonale e l’ombra della colpa permeano il tessuto della trama, suscitando interrogativi filosofici sulla natura umana, la libertà individuale e il prezzo da pagare per la redenzione. In questo affresco letterario, Dostoevskij esplora il conflitto tra ragione e passione, tra la logica fredda e calcolatrice di Raskolnikov e la fervida umanità dei personaggi che popolano il suo mondo. Attraverso il lento disvelarsi dei misteri e delle motivazioni dei protagonisti, il romanzo si trasforma in una complessa riflessione sulla morale, la fede, e la possibilità di redenzione nell’abisso dell’animo umano. Delitto e castigo si configura così come un’opera immortale che, con maestria, pone le basi per un dibattito filosofico senza tempo, guidando il lettore attraverso le intricate vicende della mente umana e offrendo spunti di riflessione profonda sulla condizione dell’uomo, la morale e il significato della vita. Perché Delitto e Castigo? “Difendere la tradizione non significa conservare le ceneri ma tenere accesa la fiamma”. Questa frase di Jean Jaures è l’immagine perfetta del lavoro svolto dalla Compagnia Mauri Sturno nel teatro italiano dal giorno della sua nascita, più di 40 anni fa; ed altrettanto pertinente se si pensa al nuovo corso, che inizia nel momento della scomparsa dei due storici fondatori. Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij nell’adattamento per il teatro di Glauco Mauri compie 20 anni, il suo debutto è stato nel 2005. Partendo dalla riscrittura del Maestro Mauri, la Compagnia Mauri Sturno, come primo spettacolo del nuovo corso, ritiene imprescindibile costruire un ponte che leghi il passato con il presente ed il futuro. Si è deciso quindi di iniziare questa nuovo viaggio focalizzando l’attenzione su uno dei più grandi romanzi mai scritti, e su ciò che accomuna la linea artistica ed editoriale passata a quella presente e futura di riproporre i grandi romanzi sulla scena.
Note di regia
Rinchiuso da giorni nella sua tana vicino a Piazza Sennaja, uno dei luoghi più malfamati e pericolosi di Pietroburgo, Raskolnikov, il protagonista di Delitto e Castigo, si pone ossessivamente una domanda, ogni volta con parole diverse ma inesorabilmente sempre la stessa: “quanto valgo?”. Sintetizzata nell’iconica frase “Io, sono più simile a un pidocchio o a Napoleone?”. Raskolnikov, insomma, è uno squattrinato studente di 23 anni, che passa le sue giornate sdraiato a domandarsi chi è. A chiedersi come uscire dalla miseria materiale e morale che lo ingabbia e lo fa sprofondare. Fin qui nulla di sostanzialmente diverso dai tanti uomini superflui che la letteratura russa ci ha consegnato nel ‘800, ma Dostoevskij, con questo romanzo, inventa un nuovo tipo di eroe russo: Raskolnikov chiede spazio, non si accontenta di stare sdraiato, vuole vivere, incidere, fare la storia, modificare l’esistente, metterlo a testa in giù, e allora dopo infiniti tormenti decide di agire, e cosa fa? Si alza dal divano e trasgredisce, spezza il confine che gli è stato assegnato, vuole riscrivere la storia perché quella che c’è non gli piace. Non piace a lui come a tutti i ventenni che attraversano il romanzo in cerca di un luogo dove stare. La politica, la religione, la filosofia, sono gli strumenti di cui questi ragazzi si armano per cercare di dire parole nuove in un mondo marcio, vecchio, che li opprime e che non gli corrisponde affatto. Proprio per ascoltare le voci profonde dei protagonisti del romanzo, nella composizione del cast, ho ritenuto indispensabile rispettare l’età anagrafica dei personaggi, ponendomi una domanda: come risuonano oggi le parole scritte da Dostoevskij nel 1866, in bocca alla generazione nata è cresciuta negli anni 2000? Hanno ancora quella forza dirompente quelle parole? Sono ancora portatrici di quel senso scandalosamente umano e politico di chi vuole con ferocia trasformare l’esistente? E infine, quanto costa a quei giovani commettere peccato, infrangere l’ordine costituito, parlare una lingua nuova di zecca, mandando al diavolo la storia nella quale gli è capitato di nascere? Andrea Baracco
TEATRO MENOTTI
Via Ciro Menotti 11, Milano - tel. 0282873611 - biglietteria@teatromenotti.org












