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EFFETTO SMARTWORKING

Data pubblicazione: 10-07-2020
 

E se nei mesi di emergenza piena (marzo-aprile) la percentuale di lavoratori che ha sperimentato l’home working si è attestata all’8,8% (a fronte dell’1,2% degli occupati in tale modalità nel pre-pandemia), nel bimestre maggio-giugno è scesa al 5,3%. È il bilancio dello smart working in Italia che ha interessato soprattutto le aziende del Nord-ovest e di grandi dimensioni, rispetto a quelle più piccole e con sedi operative nel Centro o Sud Italia secondo il report “Tempo di bilanci per lo smart working. Tra rischio retrocessioni e potenzialità inespresse”. Il rapporto elaborato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a partire dai dati Istat, ha tracciato anche i settori e il profilo dei lavoratori potenzialmente occupabili da casa. “Non c’è da sorprendersi se con l’avvio della Fase 3 circa la metà dei lavoratori ha ripreso a lavorare in sede. Le aziende sono arrivate del tutto impreparate rispetto alla ‘sfida’ dell’home working. Una modalità di lavoro non del tutto radicata nel nostro Paese” spiega il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. “Dobbiamo però fare in modo che l’esperienza di questi mesi non vada persa rendendo il lavoro agile più funzionale anche per quanto riguarda la valutazione della prestazione lavorativa, la verifica dei risultati, la sicurezza sul luogo di lavoro”, ha concluso.