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Il precario futuro della Galleria Principe di Napoli

Data pubblicazione: 23-12-2020
 

Via Pessina presenta una singolarità: scendendo dall'incrocio tra via S. Rosa e via S. Teresa verso piazza Dante il lato destro è quartiere Avvocata, mentre il sinistro appartiene alla municipalità San Lorenzo. All'angolo si dipartono i portici che conducono all'ingresso più importante della Galleria Principe di Napoli, un tempo remoto punto di incontro della società altolocata dell'epoca, ricco di negozi eleganti e di bar accorsati, da decenni viceversa divenuto rifugio per barboni, che hanno stabilito in loco la loro precaria residenza, a dimostrazione lampante che Napoli non è una città moribonda, bensì già morta ed essendo priva di sepoltura, destinata alla putrefazione. Negli anni Sessanta all'angolo vi era il cinema più economico di Napoli: il Rodi, 90 lire per 2 film ed il sottoscritto ne era un assiduo frequentatore con un'allegra combriccola di compagni, soprattutto quando pioveva, in occasione dei periodici filoni dalla vicina scuola media S. Maria di Costantinopoli, che ha avuto l'onore di avermi come discepolo. Chiuso da tempo infinito i suoi locali si sono trasformati in un rinomato ristorante vegano. Un progetto di rilancio della Galleria è un sogno malizioso, ma nessuno può vietare ai napoletani di coltivarlo.

Achille della Ragione