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Teatro San Ferdinando:L'Edipo a Colono firmato da Rimas Tuminas

Data pubblicazione: 31-01-2020
 
Edipo a Colono

Dopo il felice debutto dello scorso giugno al Teatro Grande di Pompei nell’ambito della rassegna Pompeii Theatrum Mundi, approda al Teatro San Ferdinando di Napoli, da giovedì 6 a domenica 16 febbraio, lo spettacolo Edipoa Colono, su scrittura di RuggeroCappuccio ispirata all’opera di Sofocle, con la regia del lituanoRimasTuminas. Interpreti dello spettacolo sono Claudio Di Palma (Edipo), Marina Sorrenti (Antigone), Fulvio Cauteruccio(Creonte), Franca Abategiovanni (Capo Coro),  GianlucaMerolli (Polinice), Davide Paciolla(Teseo), Rossella Pugliese (Ismene).Il coroNicolò Battista, Martina Carpino, Cinzia Cordella, Simona Fredella,Gianluca Merolli, Enzo Mirone, Francesca Morgante, Erika Pagan, Alessandra Roca,Piera Russo, Lorenzo Scalzo. Le scene e i costumi sono diAdomasJacovskis; le musiche diFaustasLatenas; assistente alla regia Gabriele Tuminaite.La produzione è del Teatro Stabile di Napoli-Teatro NazionaleeFondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia. L’Edipo a Colono, tragedia scritta da Sofocle e rappresentata postuma nel 401 a.C., riprende e prosegue la vicenda raccontata dallo stesso Sofocle nell’Edipore, la storia collettiva della famiglia di Edipo, che aveva conosciuto grandi glorie e ancor più grandi sventure.
Nella riscrittura di Ruggero Cappuccio approdiamo in un luogo della memoria sospeso nel tempo, in cui i segni incancellabili della classicità si specchiano con il clima novecentesco della psicanalisi, delle guerre, delle lotte tra popoli per il raggiungimento del potere. «L’Edipo a Colono di Sofocle – spiega l’autore – è forse il più alto paradigma del dolore. In esso risplendono le radici delle energie misteriose che il genere umano è stato chiamato a sfidare nell’arco di migliaia di anni. La trasmissione transgenerazionale del male brilla in una forma poetica in cui filosofia, ritualità e libero arbitrio si danno un appuntamento fatale. La lingua che riaccende le luci dell’istinto e della ragione dei personaggi, è un italiano eroso al suo interno dal vitalismo ellenico della Sicilia e di Napoli. Gli endecasillabi e i settenari che compongono la partitura di questo Edipo, liberano una polifonia ancestrale di suoni tesi ad illuminare il dramma del re cieco attraverso una potenza sensuale oltre che cerebrale. Il processo di conoscenza del sé racconta come tra sofferenza e bellezza esista una relazione strettissima e dice che l’arte non è fatta per guarire le ferite. Il percorso di purificazione di Edipo svela che la natura dei rapporti che l’uomo intrattiene con il proprio io, non sono di ieri o di oggi, ma di sempre». La messa in scena è del regista lituano RimasTuminas che per la prima volta nella sua carriera ha diretto un cast di attori italiani con un testo italiano.