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UN PRESEPE VA SEMPRE BENE

Data pubblicazione: 23-11-2020
 
Antonio ed il suo presepe

In questo periodo dell’anno eravamo abituati ad un’atmosfera elettrizzante e coinvolgente, atmosfera che sollecitava l’intimo sentire anche dei più disincantati e insofferenti alle tradizioni del Natale. Oggi no, oggi qualche svogliata illuminazione intermittente che tenta di adornare la vetrina di qualche negozio aperto, ci dovrebbe avvertire che c’è in arrivo un periodo di festività: e invece ci comunica la malinconia di un momento storico che sta sconvolgendo le nostre abitudini radicate e consolidate da tempi immemori, tradizioni nate con noi proprio perché nate prima di noi. Ora, in una simile atmosfera sarebbe anche facile farsi prendere la mano dalla tristezza e non valutare che il senso più profondo del Natale potrebbe e dovrebbe comunque animare le nostre giornate e le nostre serate necessariamente sobrie ed esclusivamente familiari. È difficile, certo, perché è come se dovessimo inventare un gioco per sostituirne un altro che conoscevamo perfettamente. Diciamo la verità, in questi giorni i nostri pensieri sono ben distanti dalla serenità e dall’allegria!
Ma può succedereche camminando lungo una strada principale, si venga attratti dall’intermittenza di piccole luci che sembrano dare vita ad una traversa laterale. È proprio quello che è successo a me: camminavo lungo il corso Garibaldi e le luci che hanno richiamato la mia attenzione brillavano in una delle sue traverse.
Mi sono allontanata dal mio percorso e mi sono avvicinata alle luci: un presepe già quasi finito era in mostra sul marciapiedi, accanto all’ingresso di un garage. Mi sono avvicinata e ho parlato un po’ col “costruttore”, l’artefice di un manufatto che riporta alla mente le emozioni di ogni adulto quando è stato bambino e riempie di magia il cuore di ogni bambino.
Il signor Antonio, questo il suo nome, sedeva accanto al suo presepe a cui mancavano ormai solo gli ultimi ritocchi e, un po’ per riposare, un po’ per studiare i dettagli, lo guardava con attenzione.
Gli ho fatto i miei complimenti, non tanto e non solo per la sua opera, ma soprattutto per tenere viva la voglia di tradizione; per non oscurare, in un momento difficile come questo che stiamo vivendo, anche un simbolo di amore e fratellanza qual è il presepe.
Lui mi ha spiegato che si dedica all’arte presepiale da qualche anno, ha cominciato per hobby, ma si è appassionato sempre di più alla storia e a come si è sviluppata nei secoli.
L’ho ringraziato per la disponibilità, l’ho salutato e ho ripreso il mio percorso.
E, mentre camminavo, ho pensato a quelle case in cui c’era qualcuno che stava preparando il presepe, magari spostando mobili e soprammobili, utilizzando colla a caldo, carte colorate, piccoli rametti che poi, in proporzione, sarebbero apparsi come poderosi alberi per adornare un paesaggio favolistico, studiando il meccanismo più adatto per realizzare l’immancabile ruscelletto.
Sì, anche questo Natale sarà come gli altri, così sarà sul presepe e così sarà nelle case dove esso sarà esposto. E sarà meno dispersivo, meno consumistico, più riflessivo, più raccolto.
Ecco, prendiamo il meglio delle nostre tradizioni e teniamole vive, forse ci aiuterà ad avere un Natale migliore nel futuro.


Giovanna Castellano