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IMMUNI: LE PRIME POLEMICHE

Data pubblicazione: 08-06-2020
 

È on line da una settimana ed ha già raggiunto oltre i 2 milioni di download. Immuni è l’app sviluppata in questi ultimi mesi di lockdown ed entrata in funzione recentemente per contenere il numero di contagi. Si tratta di un contact tracing che traccia i contagi da COVID-19 in Italia. È stata progettata gratuitamente da Bending Spoons e contiene un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta il Bluetooth (low energy, per risparmiare batteria) che consente di rilevare gli smartphone a distanza di 1 metro. L’app immagazzina così l’elenco dei codici (di Immuni) delle persone con cui siamo entrate in contatto. Se si viene sottoposti ad un test per il virus, con un codice, l’utente può caricare nel server le stringe alfanumeriche. Se entra in contatto con altri utenti-cittadini, l’app notificherà agli utenti vicini se la persona con cui sono entrati in contatto è a rischio. Si genera così una lista degli utenti più a rischio e, chi entra in contatto con uno di questi, viene notificato dall’app.
Non è obbligatorio scaricarla, ma si consiglia di farlo. Molti hanno scelto di non scaricarla per salvaguardare la propria privacy, anche se gli sviluppatori hanno garantito che i dati raccolti non consentono di identificare i cittadini, ma solo gli utenti ricevono la notifica dall’applicazione in caso di contatto con qualcuno a rischio.
L’app ha ricevuto diverse critiche negli ultimi giorni, non solo riguardo il tema “privacy”, ma a causa delle icone edelle immagini adottate nell’app: una donna che accudisce il neonato e l’uomo, presumibilmente il compagno, impegnato al pc."Come è possibile che l'immagine della donna nel 2020 sia ancora legata, anche all'interno delle istituzioni, agli stereotipi più logori e abusati? La vicenda dell'app non va minimizzata perché è sintomo di qualcosa di grave e profondo", ha scritto su Twitter Andrea Orlando, vice segretario Pd.
Date le numerose segnalazioni e polemiche, è probabile che le immagini verranno rimosse (o almeno, si spera).

Valentina Di Febbraro