|

A Portici bellezza, cultura e divertimento

Data pubblicazione: 10-06-2021
 
foto Gianni Montoro

Intermezzo buffo che il compositore settecentesco Leonardo Vinci inserì alla fine dei primi due atti e come penultima scena del terzo atto nell'opera seria Silla dittatore, eseguita per la prima volta con notevole successo al Palazzo Reale di Napoli nel 1723. Lo spettacolo/concerto proposto al folto pubblico della bella sala del Real Sito di Portici - che potrebbe ospitare comodamente fino a 300 spettatori ma che, in accordo con le disposizioni anticovid, ha potuto accoglierne solo la metà - prodotto dalla Fondazione Pietà dei Turchini, è proposto nella drammaturgia di Angela Di Maso che firma anche la regia e l’incantevole, coloratissimo disegno luci. Il Galoppatoio della Reggia di Portici che si estende su un’area di 600m², era il maneggio coperto più grande al mondo quando fu costruito intorno al 1742 sotto la direzione dell’ingegnere camerale Tommaso Saluzzi. Oggi è superato esclusivamente da quello del castello di Schönbrunn, voluto dall’imperatore d’Austria solo dopo una visita alle Reali Scuderie Borboniche. L’incanto però non si limita alle dimensioni ma va ascritto anzitutto al sapiente restauro che ha valorizzato l’eleganza dei finestroni e del soffitto a capriate palladiane. Questo lo scenario, dunque, in cui si svolge l’azione. Angela Di Maso affida la conduzione del concerto/spettacolo allo stesso Leonardo Vinci, impersonato da Massimo Finelli, attraverso gli eventi cruciali della vita dell’autore che si autodefinisceil “massimo esponente della scuola operistica napoletana”. A fare da contraltare alla narrazione troviamo Pulcinella che appare da un teatrino di burattini manovrato da Bruno Leone, maestro indiscusso in questa antichissima forma d’Arte. Ne nascono battibecchi esilaranti, che danno brio e vivacizzano l’azione. A fare da intermezzo, come nell’originale, le schermaglie amorose dei due protagonisti: il mezzosoprano Gaia Petrone nel ruolo della vivace Plautilla e il baritono Javier Povedano in quello dell’ingenuo Albino. La regia è misurata, attenta, elegante senza essere leziosa. Così la recitazione è ispirata al buon gusto, al sorriso benevolo, all’equilibrio. Ottima la prova dei due cantanti sia dal punto di vista tecnico sia da quello interpretativo. Scrupolosi e accurati i Talenti Vulcanici,insigniti di recente del Premio Abbiati, diretti da Stefano Demicheli. Vanno citati ancora i bei costumi scelti da Giusi Giustino dalla collezione del Teatro di San Carlo. Applausi scroscianti e meritati per tutto il cast.Lo spettacolo si inserisce nella programmazione estesa del progetto “La Campania è Teatro, Danza e Musica”, promosso da ARTEC/ Sistema MED in collaborazione con SCABEC Società Campana Beni Culturali e Fondazione Campania dei Festival.

Valeria Rubinacci