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La Stagione 2020|2021 del Teatro Menotti

Data pubblicazione: 09-10-2020
 

Nel 1972 gli astronauti dell’Apollo 17 fotografarono per la prima volta la Terra vista dallo spazio. Un'immagine di straordinaria bellezza, finalmente non simulata, di un pianeta sospeso tra l’immensità dello spazio e l'inafferrabilità del tempo.  Per la prima volta guardarsi dal di fuori non era una metafora poetica, ma una realtà oggettiva. In questo periodo difficile in cui siamo chiamati a sfide individuali e condivise, in cui l’io deve coincidere con il noi,  l' immagine della Blu Marble è tornata inevitabilmente alla mente a ricordarci che siamo gli abitanti fragili di un pianeta fragile sommerso nel blu. Abbiamo scelto questa immagine come manifesto del secondo capitolo della stagione 2020/2021 che si occuperà dei temi legati alla crisi ambientale, sociale e culturale del Pianeta Blu, attraverso spettacoli, letture sceniche, proiezioni cinematografiche, incontri, per un’attività che invaderà il teatro quotidianamente.
Metteremo in scena i capolavori della letteratura contemporanea che hanno raccontato il controverso rapporto tra la Terra e i suoi abitanti. Dall’analisi spietata e poetica di Jonathan SafranFoer sulla “casa in fiamme”che non riusciamo a salvarein Possiamo salvare il mondo prima di cena, ai viaggi temporali e surreali di Kurt Vonnegut e il suo capolavoro Mattatoio n.5, al cult generazionale Guida Galattica per gli Autostoppisti, alla penna dissacrante e divertita di Ennio Flaiano con il suo Marziano a Roma.
Autori ed opere, parole e suoni per misurare la temperatura del nostro pianeta.
Ad arricchire il cartellone la compagnia catalana AgrupaciónSeñor Serrano con l’esplorazione senza mappa sulla verità.
E se il futuro appare incerto ed oscurato, abbiamo comunque deciso di rivolgere lo sguardo sul presente, concentrarci sui singoli passaggi e invitare il pubblico a seguirci attraverso i capitoli di questa lunga, complicata e affascinante stagione teatrale che proseguirà a gennaio con il CAPITOLO 3.
Saverio La Ruina e il suo teatro potente e necessario, Milvia Marigliano e la vita e i versi di Alda Merini, l'irriverenza di Shakespeare raccontato in 90 esilaranti minuti, la comicità dissacrante e sempre attuale degli Uccelli di Aristofane, la controversa storia della "saponificatrice di Correggio" in  Mater Dulcissima, i monologhi e le canzoni indimenticabili di Gaberin Far fintadi essere sanie la poesia contemporanea della rock star americana Bruce Springsteen, portata in scena da Mariangela D’Abbraccio. Mai come in questa fase ci siamo resi conto di come il teatro sia necessario. L’abbiamo visto negli sguardi emozionati, nella notte tra il 14 e il 15 giugno, quando abbiamo voluto essere il primo teatro ad aprire dopo il lockdown, in un’azione per noi simbolica e concreta. L’abbiamo visto nella partecipazione convinta e numerosa in occasione dell’avvio estivo di questa stagione teatrale 2020/2021, che abbiamo voluto chiamare Capitolo 1, con la complicità degli artisti a noi più vicini, che hanno animato il cortile di palazzo Sormani, uno dei luoghi più prestigiosi della città.Lo vediamo e lo ascoltiamo nelle continue richieste di informazioni da parte del nostro pubblico che ci dimostra quotidianamente vicinanza e voglia di ricominciare. La nostra risposta, contro quell’immobilismo che rischia di essere il virus peggiore, deve essere rispettosa delle regole e dello “stato delle cose” di questa inedita ed imprevista situazione, che ci costringe ad essere più che mai concentrati sul presente, mentre tentiamo di interpretare un futuro che sembra più lontano e sfocato del solito. E il presente significa anche rispetto, consapevolezza e sostenibilità.
Per tutto questo, ma anche per insistere nella ricerca di linee progettuali originali, abbiamo articolato la nostra stagione teatrale 2020/2021 in capitoli autonomi, ognuno con la propria narrazione, ognuno modulato e modulabile rispetto alle diverse situazioni che saranno imposte.
Il capitolo 2 FRAGILI COME LA TERRA prova ad offrire nuove modalità di fruizione e partecipazione del pubblico nei nostri spazi teatrali, rivoluzionando i contenuti per una ricognizione su un tema universale e ambizioso che mette al centro il pianeta blu e i suoi abitanti. Sguardi differenti, riflessioni molto serie e semi serie per “prendere la temperatura” alla casa che ci ospita, osservata dal di fuori e dal di dentro. Un viaggio in compagnia di autori “cult” come Jonathan SafranFoer,Kurt Vonnegut, Ennio Flaiano, Douglas Adams che spaziano tra la letteratura, il cinema e l’impegno civile. Spettacoli, letture sceniche, film, eventi collaterali, incontri con al centro le tematiche delnostro “abitare insieme”, mescolate alle estreme suggestioni spazio temporali della fantascienza d’autore. Un teatro che si trasforma in osservatorio con percorsi alternativi e non consueti, che intendono rovesciare il rapporto palcoscenico/spettatore verso una condivisione articolata su piani differenti; appuntamenti con modalità, orari e spazi diversificati per consentire al più alto numero di persone di frequentare il progetto, nel rispetto delle norme emergenziali sanitarie.
FRAGILI COME LA TERRA vuole anche essere una risposta alla crisi occupazionale del fare teatro soprattutto nei riguardi delle nuove generazioni con la formazione di una compagnia under 35, il COLLETTIVO MENOTTI, formata da una decina di attori e musicisti professionisti che saranno impegnati lungo buona parte del periodo della  proposta (novembre, dicembre) per le prove e la realizzazione degli spettacoli (anche collaborando alla regia ed alla drammaturgia) delle letture sceniche e delle varie attività collaterali previste dal programma. Nel presentare il capitolo 3 della stagione che occuperà il periodo Gennaio/Maggio 2021 ci pare necessaria e doverosa una cautela sostanziale relativa alle decisioni governative e locali che saranno prese rispetto all’andamento della situazione epidemiologica. Non sarebbe rispettoso nei confronti del pubblico, degli artisti, del personale tecnico e organizzativo trascurare o minimizzare gli aspetti legati a quelle che saranno le possibilità e la sostenibilità di un periodo che non può che apparire incerto. In questa incertezza consapevole ci pare più che mai un messaggio forte quello di dedicare ancora più attenzione al presente, che è forse uno degli insegnamenti che ci lascerà questa orrenda esperienza. Sarà necessario guardare con rispetto al futuro, anche quello imminente che abbiamo sempre pensato di poter dominare. Non si tratta di convivere con il virus - una delle invenzioni mediatiche più odiose - ma di affrontare questa realtà mai vissuta in precedenza, con riguardo attento verso lo STATO DELLE COSE, compresa la nuova sensibilità psicologica individuale e collettiva.
Il teatro, proprio perché spazio della collettività e dell’incontro, deve essere raccontato come un luogo sicuro, senza deroghe, dove per un po’ la qualità dei contenuti dovrà per forza sostituire l’aritmetica dei numeri.  Emilio Russo