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NOVITÀ NEL SETTORE DEI TESSILI PER LA MODA DEL FUTURO

Data pubblicazione: 28-04-2020
 

Il Prof. Giuseppe Scala, chimico analista di reperti archeologici, già docente universitario di Chimica Applicata alle fibre tessili e materie coloranti in Italia e all’estero e di chimica del restauro, attualmente in pensione, rivela preziose informazioni sui tessili, sulle materie tintorie e su alcune scoperte scientifiche che ha effettuato in collaborazione con il CNR di Montelibretti a Roma. Il Prof. Scala,  che ha fatto parte di numerose  missioni archeologiche in Egitto, in India e in Europa,  evidenzia che, quando era bambino, a Carnevale, si confezionavano vestitini di carta colorati e fantasiosi mentre oggi la moda propone vestiti di carta riciclata al fine di sostenere l’economia circolare  Da suoi studi ha appurato che in India e nei paesi dell’Estremo Oriente i filati di carta sono molto adoperati per confezionare cappelli, stuoie, separè e  piccoli oggetti anche di cartapesta. Al fine di diffondere nuovi materiali o i filati classici ma modificati per ottenere effetti speciali, la moda ne propone di nuovi per indurre i produttori ad adoperare maggiormente lana comune, cotone, lino, seta del baco, ma anche fibre tecniche artificiali come acetato, viscosa, raion, ardil, alginati, filati ottenuti da proteine vegetali, animali, anche dagli scarti di lavorazione dei pesci e da alghe. Le fibre tecniche sintetiche più usate nel settore della moda sono il nailon, l’elastam, gli acrilici, i poliesteri, il saran , il dynel , l’ orlon, il terilene etc… Tra le tipologie di lana come, ad esempio, quella di capra e di pecora, vi sono tante tipologie conosciute quali merino, mohair, cashmir, angora, ma la più adoperata è la lana comune di pecora poco costosa. La moda dovrebbe riscoprire e rivalutare la lana di Yak (mucca dal pelo lungo che vive in Hymalaia), di scoiattolo rosso europeo, la lana dei cammelli sud americani e quella dei cammelli asiatici. Ciascun tipo ha caratteristiche diverse e si presta a lavorazioni comuni e speciali, sia nella filatura che nella tessitura. Vi sono lane particolari come il cashimir della Scozia, la lana karakul asiatica di animali da pelo selvatici, ma addomesticati. I Ricercatori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di ottenere degli ibridi incrociando varietà di pecore, di capre ed altri animali da pelo. Oggi siamo in grado di trasferire genoma da una specie all’altra per cui in teoria si potrebbero ottenere lane del tutto nuove, magari mettendo geni di cammello in quelli di pecora o di capra. Questa ingegneria genetica apre possibilità del tutto nuove ai futuri tessuti della moda del domani. La seta più conosciuta ed adoperata per la manifattura dei tessuti e dei tendaggi è quella comune ottenuta dai bozzoli del baco da seta con caratteristiche particolari, ma poco conosciute. In Occidente l’antenato dei produttori di seta è l’insetto Theofila Mandarina della Cina che tutt’oggi è utilizzato. Sempre dalla Cina e dall’India vi sono la seta Shantung, la seta Rodonthia Menciana, l’Antareae Perny o Tussah cinese, la seta Ailanta, l’Actia Selene, di Burma, la seta Fagara Bruna ed altre rare farfalle da seta. In India si lavorano le sete Tussah, specie da Antareae Atlas come la seta Muga, Eria, Militta Guerin, Melville Elastica, Philosamia, Selene e altre dalle farfalle Attacus, Atlas. In Giappone è famosa la seta Yamamay, molto elastica dal colore giallo, la seta culigula nera, in Corea la seta Sakusan mentre in Africa si allevano le farfalle borocera, la seta gialla del Senegal e la seta ottenuta da Anaphi che tessono un nido come fatto di abbondanti fili di seta, in Madagascar inoltre, si adopera anche la seta prodotta dal ragno Nephila. Queste sete hanno ciascuna caratteristiche speciali come i colori, giallo, rosso, nero, bruno, alcune sono elastiche, altre hanno il filo grosso e tenace, altre si prestano a lavorazioni particolari. Perfino i cascami di filanda sono tenuti in gran conto per lavorarli a filatura o per scioglierli in solvente e rigenerare un tipo di seta delicata. Gli scienziati sono riusciti ad inserire geni della seta dei ragni in alcune farfalle ottenendo un filo dalle caratteristiche speciali. Si da il nome di seta vegetale a quelle fibre tessili prodotte da varietà di piante che per la lunghezza, finezza e lucentezza si prestano alla manifattura filatura e tessitura e possono essere pettinate. Si possono anche mescolare con alcuni tipi di seta vera. Le piante più produttive sono le Apocinaceae e, le Asclepiadaceae ma, anche da ortiche come il Ramie, la Girardinia, l’Abroma, la Felce, le Calotropis, la Gampulapus, la Marsdenia Tenacissima Beaumontia Grandiflolia e perfino peli di Akun e Gendò Strofantus ed alcune Cannabine, Pulupulu, Landolfia, Paku e Cibozio. Poche di queste fibre tessili sono adoperate da produttori di moda poiché sono scarsamente studiate, molte hanno solo un uso locale oppure sono usate per imbottiture di cuscini. Quindi la moda può attingere ad un repertorio vastissimo di fibre tessili e di coloranti naturali seguendo i gusti del momento.
                                                                                                                                                                                                    Manuela De Rosa