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Teatro San Ferdinando di Napoli: Festa al celeste e nubile santuario

Data pubblicazione: 27-11-2019
 
una foto di scena foto RPino Miraglia

Debutta in primanazionale giovedì 28 novembre con repliche fino a domenca 8 dicembre al Teatro San Ferdinando di Napoli, lo spettacolo Festa al celeste e nubile santuario di Enzo Moscato, che ne firma anche la regia, interpretato da Cristina Donadio nel ruolo di Annina, Lalla Esposito in quello di Elisabetta, Anita Mosca, in quello di Maria e Giuseppe Affinito in quello di Toritore. Considerato uno dei testi cult della felice stagione della Nuova Drammaturgia Napoletana degli anni ’80, Festa al celeste e nubile santuario, del 1983, torna in scena su produzione del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo.Le luci dello spettacolo sono di Cesare Accetta, le musiche di Claudio Romano, la scena di Clelia Alfinito, i costumi di Daniela Salernitano.
La storia si svolge in un basso dei quartieri popolari di Napoli, dove tre ‘insolite’ nubili sorelle – Elisabetta, Annina e Maria – vengono quasi fotografate in un’esistenza banalmente quotidiana, ripetitiva, riscattata solo dall’esaltato culto per la Vergine Immacolata e dalla rigidissima condotta etico-sessuale che ne consegue. I loro rapporti personali sono ferreamente gerarchici e improntati a un sistema di diritti-doveri-poteri appartenenti al più tradizionale schema anagrafico-familiare: il comando assoluto è nelle mani di Elisabetta (Lalla Esposito), la maggiore, l’inflessibile custode della virtù, propria e delle sorelle, come della giusta obbedienza ai dogmi e ai ministri della Chiesa; subito dopo viene Annina (Cristina Donadio), la visionaria, colei che afferma di vedere e parlare con lo Spirito Santo, di ricevere ineffabili messaggi dalla Madonna, l’apocalittica e inascoltata voce che annuncia l’Evento, il sacro Evento che sta per realizzarsi sotto i loro occhi, tra le miserabili mura del loro basso, in mezzo a prosaici detersivi, caramelle, forcine per capelli; in ultimo c’è Maria(Anita Mosca), la muta, la totalmente priva di potere, ma anche l’enigmatico oggetto del miracolo, della imperscrutabile scelta divina.
In questa atmosfera così scarnificata e piamente devota accade che le fantasie, le reiterate filippiche di Annina incomincino a concretizzarsi, a incidere sensibilmente sul quotidiano, a trasformarlo, poco per volta in presenza dell’eccezionale, in una inusitata esperienza che non può non travolgere i consueti canoni esistenziali delle tre sorelle.
Così simbolicamente Elisabetta perde gli occhi, indispensabile mezzo del suo controllo, quasi una punizione divina inflitta alla sua ortodossa sicumera; così Maria, passiva ancella, si trasfigura, attraverso incredibili fenomenologie (mestruazioni di colore celeste, gravidanza inspiegabile), nella epifania della Virgo Incontaminata, l’eccelso modello a cui siconformano in varia misura i tre personaggi.
L’epilogo è imprevedibile e sarà la stessa Maria, inspiegabilmente tornata in possesso della voce, a disvelare segreti e condotte che non hanno nulla di miracoloso e che individuano in Annina la tessitrice di un disegno, di un intrigo, che Maria spezza con le proprie mani e perpetua al tempo stesso, riproducendone la follia.

luci Cesare Accetta
musiche Claudio Romano
scena Clelio Alfinito
costumi Daniela Salernitano
consulente Lingua dei Segni Vincenza Modica
fonica Teresa Di Monaco
organizzazione Claudio Affinito
una produzioneTeatro Stabile di Napoli–Teatro Nazionale
Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo
Durata dello spettacolo 1h e 45’ più intervallo