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Norma al Teatro di San Carlo: un gradito ritorno

Data pubblicazione: 13-02-2020
 
Norma foto L.Romano

Tragedia lirica in due atti di Vincenzo Bellini;il libretto, di Felice Romani, è tratto dalla tragedia “Norma oul'infanticide” di A. Soumet. Il capolavoro di Bellini torna in un allestimento prodotto dal Massimo partenopeo a febbraio 2016 con la regia di Lorenzo Amato, le suggestive scene di Ezio Frigerio e i costumi diFranca Squarciapino, Premio Oscar per i migliori costumi in Cyrano de Bergerac del 1991.E il fascino dello spettacolo nasce proprio dalla stretta collaborazione del regista con la straordinaria coppia Frigerio/Squarciapino. “Ho chiesto ad Ezio Frigerio e Franca Squarciapino di collocare la vicenda in un contenitore fantastico, da leggenda, senza una connotazione storico/geografica precisa” scrive Amato nelle sue note di regia e così la scena, che si avvale delle immagini di Riccardo Massironi, offre un paesaggio nordico che, partendo da una foresta da fiaba illuminata da una luna immensa,si evolve inscenari sempre più aspri, rocciosi, intricati fino al divampare della tragedia. Così per i costumi Franca Squarciapino sceglie “materiali quotidiani” ma li tratta in modo “da rendere l’idea di un mondo nordico, umido come il sottobosco della foresta” servendosi di polveri d’oro e d’argento che sotto le luci sembrano gocce d’acqua. Per il resto la regia procede nel segno della discrezione. Apprezzabile, efficace la direzione dell’Orchestra e del Coro del Teatro di San Carlo, preparato da Gea Garatti Ansini, da parte di Francesco Ivan Ciampa.Convince Maria José Siri nel ruolo del titolo per la personalità e l’agilità interpretativa mostrata nel passaggio dalla delicatezza delle scene più sentimentali alla furia risoluta di quelle tragiche e merita gli applausi calorosi che il pubblico tributa soprattutto a lei e alla sua rivale Adalgisa, impersonata brillantemente da Silvia TroSantafè che sostituisce alla “prima” Annalisa Stroppa, indisposta.Ottima anche la prova di Fabrizio Beggi, assertivo ed elegante nel ruolo di Oroverso. Meno agile e persuasivo il Pollione di Fabio Sartori. Bene tutti gli altri.

Valeria Rubinacci