|

L'importanza di meditare su ciò che è stato

Data pubblicazione: 17-02-2020
 
veniteci a prendere

Dal mare al cielo, dalle sardine alle farfalle gialle, seguendo la scia delle parole di Liliana Segre, duranteil suo discorso pronunciato all’Europarlamento, in occasione dei 75 anni dalla liberazione  del campo di Auschwitz,migliaia di farfalle gialle sono stata fatte svolazzare in piazza a Torino per manifestare contro il fascismo."Sono qui per dire da che parte sta la città", così si è espressa la  sindaca di Torino, Chiara Appendino, che è scesa pure lei in piazza per partecipare alla manifestazione antifascista "Veniteci a prendere"; l'evento è  stato organizzato dopo le recenti scritte antisemite e razziste comparse nel Cuneese e nel Torinese fuori le case di ex partigiani o eredi di vittime dell’olocausto. Fra i presenti  c’ era anche lo storico Eric Gobetti, che, di recente, ha ricevuto delle minacce per alcuni suoi studi sulle foibe, con le destre che lo accusano di negazionismo.Tutto ciò rabbrividisce: è  impensabile che ci siano ancora oggi persone che non danno il giusto peso a una delle peggiori atrocità che la storia abbia mai visto. C’è purtroppo una cultura fascista, dobbiamo chiamarla così com’è, una cultura che si nutre di violenza, razzismo, d’intimidazione, di sopraffazione, che alimenta recinti e muri.I fascisti, i neo-nazisti e i nostalgici ci sono sempre stati, e quei simboli e quelle frasi scritte su quelle porte ci sono sempre stati, ma quei simboli e quelle frasi stavano nel buio delle cantine, nel chiuso delle case, coperte da un alone di vergogna. La vergogna di una società che si era presa l’impegno con la Costituzione Italiana, di dichiararsi profondamente antifascista. Oggi l’atteggiamento di alcune forze politiche hanno causato la possibilità per quelle persone, per quelle frasi, che stavano nel buio delle cantine, di tornare fuori; ecco perché nelle recenti elezioni politiche hanno vinto partiti che dicono e sostengono apertamente certe cose;  non possiamo lasciare lo spazio a queste persone di compiere questi atti in una società civile, chi si dichiara fascista non fa parte del sistema democratico! Gli episodi sono tanti e non si può restare ciechi di fronte a tutto questo: a Mondovì qualcuno ha scritto, in tedesco, “Qui vive un’ebrea”, con tanto di svastica, sulla porta di una partigiana; poi, il 27 gennaio, giorno della Memoria, nel quartiere Vanchiglia, sulla casa della figlia di un partigiano, è apparsa la frase "crepa sporca ebrea”. non possiamo più parlare di fatti ignobili, isolati, definendoli “ragazzate”, non possiamo più tacere o saremo colpevoli. “Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo […] meditate che questo è stato: vi comando queste parole, scolpitele nel vostro cuore, ripetetele ai vostri figli”… (Primo Levi)

Rosanna D’Alessandro