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TEATRO BELLINI LA PROGRAMMAZIONE

Data pubblicazione: 29-06-2020
 
Casting

Il processo che ci ha spinto ad immaginare una ripartenza è stato molto complesso ed articolato. Abbiamo prima accettato e vissuto l’impotenza generata dal Coronavirus, ora lottiamo contro un altro virus che potrebbe rivelarsi altrettanto letale, l’immobilismo. Disorientati, siamo ancorati al presente poiché tutto intorno sembra poter cambiare da un momento all’altro. Questa condizione ci impedisce di proiettarci ed immaginarci nel futuro. È una condizione nuova e completamente in antitesi con lo stile di vita cui eravamo abituati solo quattordici o quindici settimane fa. Se da un lato la pandemia ha messo a nudo la fragilità del nostro paese ed in particolare quella di alcuni settori nevralgici per lo sviluppo e la crescita della nostra società oltre che più in generale della nostra stessa vita, dall’altro ci ha consentito di rallentare i ritmi vertiginosi e la chiamata all’iper produttività cui eravamo costantemente chiamati. Questo può essere un aspetto positivo da indagare e cristallizzare nella nostra abitudini di vita a patto che non si traduca in un “vivere alla giornata; che viceversa ci proietti con maggiore consapevolezza a guardare verso un orizzonte temporale molto più ampio di prima. Se oggi ci troviamo in questa situazione probabilmente dipende dai trenta o quarant’ anni che ci hanno preceduto, allo stesso modo quel che saremo oggi condizionerà i prossimi decenni. Dobbiamo immaginare il mondo fra cinquanta, cento anni. Lavorare in questa prospettiva.
Nell’ottica di questa premessa mi piace guardare alla nostra proposta, Il Piano Be (a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE”) come se lo osservassi dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto
gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie?
Come si è riorganizzata la comunità teatrale, i suoi artisti, le sue maestranze, i suoi lavoratori? Come hanno risposto i teatri alla riduzione della capienza di sale grandi e piccole? Cosa (non) è accaduto in scena in quei giorni ed in quel contesto? Cosa è rimasto di quel momento e di quella proposta? Sarà riuscito lo stato a costruire per lo spettacolo dal vivo un sistema più solido e rispondente alla sua natura, alle sue peculiarità? Solo facendoci queste domande potremo scoprire se il nostro nuovo progetto sia una soluzione momentanea e circoscritta al periodo di restrizioni o se invece in questa proposta ci sia qualche piccolissimo seme che ci racconti qualcosa in più sulla nostra funzione futura. Tornando nel presente, proviamo a rispondere per quel che sappiamo oggi alle domande che vengono dal futuro e che ci hanno spinto ad accelerare un processo
che già in questi ultimi anni andava costituendosi e rafforzandosi all’interno della nostra programmazione. Come dire che da qualche parte i semi già erano piantati, a volte nei fatti, altre nelle intenzioni. Naturalmente abbiamo annullato tutto quello che avevamo già programmato per la prossima stagione e che mal si sarebbe adattato alle nuove condizioni, siamo poi andati a cercare una soluzione nel recente passato, guardando a quelle esperienze che avevano rappresentato momenti importanti del nostro percorso ma ancora vive e ricche di ulteriori potenzialità, ad esempio l’esperienza del Glob(e)al Shakespeare del 2017, costituisce lo spunto di partenza su cui si fonda questo nuovo e più articolato progetto. Il Piano Be quindi non sarà una proposta ridotta di quel che sarebbe dovuto Essere e non È. Chiameremo il pubblico a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea, che si alterneranno nello stesso spazio scenico per nove settimane; proporremo al pubblico di partecipare ad un processo creativo in cui tutto diventi drammaturgia: la reimpostazione dello spazio, l’articolazione degli orari, il tipo di spettacoli scelti, il modo in cui vivremo e racconteremo le restrizioni sanitarie traendo vantaggio dal naturale distanziamento garantito dai palchetti e dalla nuova disposizione della platea. Attiveremo un processo di cocreazione di un nuovo testo con il pubblico e gli artisti a partire da Le cinque rose di Jennifer di Ruccello. Abbiamo scelto di non accontentarci di una teatralità ristretta e contingentata, viceversa, pur nel rispetto di tutte le misure di sicurezza, abbiamo scelto di moltiplicarla, ampliarla, ricrearla, modificarla, contaminarla ancora e di più con la vita. In attesa della fine delle restrizioni, vogliamo dire al pubblico che esiste un modello
per stare insieme anche in questo momento ed in queste condizioni. Scopriremo insieme che l’edificio teatrale sarà, mai come in questo momento, un vero e proprio rifugio e non il luogo tabù della pandemia. Il Piano Be, anche per il quartiere, che ha bisogno di un teatro che torni ad illuminarsi, ha bisogno della sua vita, ha bisogno della presenza di un istituzione culturale importante e che torni ad essere motore e stimolo per molte altre iniziative ed attività.
Noi proveremo ad esserci in questo modo, ben consapevoli che ripartire non potrà mai essere uno slogan spendibile finché non potranno farlo tutti. A maggior ragione però, con tutte le criticità del caso, dobbiamo adoperarci per contribuire,
ognuno nel proprio piccolo, a ricostruire la società tassello su tassello, replica dopo replica. Non cambiare niente per (provare a) cambiare tutto
Per questo abbiamo ripensato gli spazi, re-immaginato la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzato le collaborazioni, che sono da sempre il nostro punto di forza progettuale, ricreando un luogo unico di incontro tra artisti e cittadini in cui gli spettacoli si alterneranno a ciclo continuo sullo stesso palco in una sorta di turnover generazionale e poetico in cui avremo:
54 giorni di programmazione
15 spettacoli per 99 repliche in sala grande
9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini
9 spettacoli di danza
9 spettacoli per ragazzi
8 concerti
27 appuntamenti con Adiacente possibile
2 teatri “ospiti” a gestire una sala
Circa 150 tra artisti e tecnici impegnati
Non avremmo potuto immaginare un progetto di tale portata se non avessimo costruito, negli anni, una rete a maglie fittissime, fatta di proficue collaborazioni e sinergie, che, oggi più che mai, riconosciamo come l’unico motore possibile per
ripartire con lo slancio che richiedono gli obiettivi a lungo termine. Tre mesi costruiti insieme agli artisti che storicamente abitano questo teatro come Giovanni Block che con il suo movimento del Be Quiet curerà tutta la sezione musicale, Manuela Barbato ed Emma Cianchi che hanno re immaginato tutta la stagione di danza in questo spazio atipico e Marinella Pomarici che cura con l’associazione A voce Alta i nostri incontri e approfondimenti culturali, L'emergenza ci ha portato a spingerci oltre, a immaginare nuove forme di partecipazione, a dare un'ulteriore stretta alle maglie di questa rete e a legarci ancora di più a quelle realtà che sono un bacino essenziale di formazione e di creatività indipendente che, con le limitazioni in essere, rischiavano di vedere interrotto il loro percorso artistico ed imprenditoriale: è per questo che abbiamo ritenuto doveroso e al tempo stesso naturale "prestare" il Piccolo Bellini al Nuovo Teatro Sanità e al Civico 14 che, in questo modo, non interromperanno il loro percorso di crescita e di ricerca. Lo stesso si può dire del Teatro nel Baule, una compagnia che investe da tempo nel teatro ragazzi, che gestirà la programmazione del sabato mattina, pensata per far continuare a vivere ai ragazzi l’esperienza del teatro dal vivo, con i genitori in attesa che anche le scuole tornino a popolare le sale. Discorso a parte merita il capitolo immaginato con Agostino Riitano che cercherà di “dare un senso extra teatrale” a tutto ciò facendo dialogare la nostra sala, i nostri artisti e i nostri contenuti con il mondo esterno; uno squarcio di vita vera, rigorosamente live, attraverso il quale proveremo a riaffermare il concetto di spettacolo dal vivo trovando nella società fuori dalle mura teatrali ulteriori spunti di riflessione.