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Jonathan Galindo è arrivato anche in Italia

Data pubblicazione: 10-07-2020
 

Senigallia – Jonathan Galindo, il Pippo deformato che spinge a giochi sempre più pericolosi, è arrivato anche in Italia. Continuano a giungere segnalazioni da parte dei genitori e anche dagli stessi ragazzi. «Non parliamo di questa nuova sfida come di un gioco, così facendo inconsapevolmente lo si sostiene», avverte il professor lo psicologo e psicoterpeuta Giuseppe Lavenia, Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te.  (Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo). «Il pericolo non è il singolo personaggio in sé, bensì tutti coloro che emuleranno tale atteggiamento».
Ma cosa sta succedendo ai nostri adolescenti? Come mai, pur conoscendone ormai la pericolosità, i ragazzi continuano cedere al fascino delle challenge? «La sfida, l’emulazione, il senso di onnipotenza sono temi ricorrenti per gli adolescenti. Con questi tentano di mostrarsi forti e potenti, per cercare l’autoaffermazione, soprattutto laddove c’è un problema di bassa autostima», afferma il professor Lavenia. Ma, aggiunge l’esperto, «Questa “sfida online” va a colpire i ragazzi sotto i 14 anni, una fascia più piccola rispetto a ciò che abbiamo visto in passato. A questa età i ragazzi sono molto più vulnerabili. Il loro sistema limbico, sede dell'emotività e dei comportamenti, non è ancora completamenteformato, per questo tendono a essere più impulsivi e non hanno l'esatta consapevolezza del pericolo che stanno correndo».
Cosa si può fare per cercare di proteggere i nostri figli?«A parer mio è assolutamente normale per le generazioni di oggi richiedere uno smartphone ma è altrettanto giusto che i genitori sappiano dire di no fino a quando i ragazzi non sono davvero pronti ad avere tra le mani uno strumento armato di tante potenzialità. Nel bene e nel male. Fino ai 13 anni, non hanno bisogno di uno smartphonein quanto non sono nemmeno in grado di riuscire a gestire il rapporto con la tecnologia con consapevolezza. Bisogna che i genitori partecipino alla vita digitale dei figli, informandosi attivamente su cos’è davvero la tecnologia perché non è un gioco, come molti ancora pensano. Bisogna riscoprire l’immenso potere del dialogo, utilizzando un linguaggio più vicino ai ragazzi, anche se questo a volte vuol dire affrontare argomenti delicati, come la morte e l’autolesionismo.Dobbiamo abbandonare il concetto di controllo e adottare quello di condivisione», conclude il professor Lavenia.