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Napoli, tra Urbanesimo, leggende e realtà

Data pubblicazione: 04-08-2020
 
palazzo Penne

Probabilmente ai nostri lettori napoletani sarà capitato di fare un giro per il centro storico di Napoli, nei pressi di Santa Chiara ed arrivare a Piazzetta Teodoro Monticelli, vicino il largo Banchi Nuovi. Lì, al numero 121, è ubicato un palazzo molto particolare che desta subito l’attenzione poiché presenta un’architettura insolita, risalente all’Urbanesimo. L’avete mai notato? Il palazzo è attualmente chiuso al pubblico e, la leggenda che è collegata a questa costruzione pre-rinascimentale è davvero sorprendente. Venne costruito nel 1406da Antonio Penne, segretario del re Ladislao di Durazzo. Per quanto riguarda la facciata, vi è il rilievo della penna, simbolo della famiglia e della funzione di segretario e consigliere che ricopriva Antonio Penne nei confronti di re Ladislao. Nel corso dei secoli il palazzo passò a diverse famiglie nobili: prima quella dei Rocco, quindi quella dei Capano iscritti al seggio del Nilo, che ne mantennero il possesso per circa 150 anni, fino a quando Marco Antonio Capano lo perdette per debiti di gioco. Nel 1683 divenne sede dell'ordine clericale dei Somaschi. Nel XVIII secolo fu acquistato dal vulcanologo Teodoro Monticelli che vi ubicò la sua collezione.
Si narra che il palazzo sia stato costruito in una sola notte da Belzebù in persona, per volere di Antonio che aveva con lui suggellato un patto col sangue.Penne si era infatti innamorato di una donna, che per sposarlo, gli aveva chiesto di costruirle un palazzo in una notte sola. Per accontentarla, Penne aveva chiamato in suo aiuto il diavolo: gli avrebbe dato la sua anima in cambio del palazzo.Il patto conteneva però una clausola aggiunta da Penne: egli avrebbe pagato Belzebù se fosse stato capace di contare quanti chicchi di grano erano stati sparsi nel cortile del palazzo. Una volta terminata la costruzione, il diavolo contò in pochi minuti il grano, ma il numero che diede a Penne era sbagliato di cinque chicchi e dovette rinunciare all'anima dell'oramai proprietario del palazzo. Belzebù era stato ingannato perché, assieme al grano, era stata sparsa anche della pece nel cortile, che aveva fatto incollare alcuni chicchi sotto le unghie del diavolo, facendolo sbagliare nel conteggio.
Nel 2002 la Regione Campania acquistò l'edificio, all’epoca privato in quanto sede di un bed and breakfast. Il palazzo fu quindi ceduto in comodato d'uso nel 2004 all'Università Orientale. I lavori per il recupero dell'edificio, tuttavia, non furono mai avviati.Il 20 maggio 2008 sono state concluse le indagini chieste dell'Unesco che hanno portato all'apertura di sei fascicoli riguardanti anche il governatore Antonio Bassolino e l'allora Rettore dell'Orientale Pasquale Ciriello per danneggiamento su un manufatto di interesse storico e artistico provocato dal mancato intervento restaurativo.Il 25 novembre 2008 sono stati avviati i lavori di messa in sicurezza dell'edificio, per evitarne un ulteriore degrado. L'accordo tra la Regione e gli ultimi due privati abusivamente occupanti per una residenza alternativa ha permesso di porre l'intero palazzo sotto la supervisione della Regione e dell'Università Orientale, che ora dovranno accordarsi per l'intervento restaurativo e la destinazione d'uso. Il 19 febbraio 2013 sono partiti i lavori di restauro e ristrutturazione dell'intero edificio.Il 19 aprile 2013 tutti gli imputati nel processo sono stati assolti dall'accusa di danneggiamento di beni di interesse storico dalla VI sezione del Tribunale di Napoli perché il fatto non sussiste. Ad oggi, verso la fine del 2019, non è stata ancora chiarita la sorte di questo magnifico monumento.
Fonte:
https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Penne
http://www.ilportaledelsud.org/palazzo_penne.htm

Valentina Di Febbraro