|

Le mestruazioni: tabù, superstizioni e rivoluzioni

Data pubblicazione: 24-02-2020
 

Mestruare è un processo naturale nella vita di una donna, è un fatto del tutto naturale, grazie al quale la nostra specie è arrivata  fino a qui; ciò nonostante in molte (troppe) culture le mestruazioni sono considerate ancora come qualcosa di sporco, di impuro, e di conseguenza, le donne diventano soggetti da evitare o addirittura da allontanare. Un ultimo caso, alquanto scandaloso, arriva dalla lontana India: nel college Shree SahajanandGirlsInstitute, gestito dalla setta Swaminarayan, un gruppo religioso indù ricco e conservatore, le ragazze durante le mestruazioni non possono entrare nel tempio, in cucina, non possono entrare in contatto con i cibi, devono restare lontane dalle altre, devono mangiare da sole, lavarsi i propri piatti e sedersi in ultima fila in classe; per questo viene imposto alle studentesse di indicare sul registro il periodo in cui hanno le mestruazioni. 68 studentesse, però, negli ultimi due mesi si sono rifiutate di farlo, mettendo su una vera e propria rivoluzione, la reazione delle autorità del college è stata molto dura: le ragazze sono state cacciate dalle loro aule e portate nei bagni, dove è stato chiesto loro di togliersi le mutande, per permettere alle insegnanti di fare un controllo. Un’esperienza molto dolorosa, come si può immaginare, che le ha lasciate traumatizzate, una vera e propria “tortura mentale”. DarshanaDholakia, il vice-cancelliere a cui è affidato il college, continua a dare la colpa alle studentesse: dice che hanno infranto le regole; diverse studentesse hanno dichiarato di essere sotto pressione affinché minimizzino l’accaduto e non parlino di ciò che hanno subito. Le giovani hanno organizzato una protesta nel campus, ottenendo l’appoggio della commissione femminile dello Stato di Gujarat, che ha ordinato un’indagine su questa pratica vergognosa e ha chiesto alle ragazze di farsi avanti e parlare senza timore. Questa è una delle tante forme di violenza contro le donne proprio in quanto donne, nella loro femminilità; esercitata spesso da altre donne, forse anche loro vittime di un sistema che non rispetta la dignità, la bellezza e anche la straordinaria potenza dell’essere femminile. Le mestruazioni, purtroppo, continuano ad essere un tabù e qualcosa di cui vergognarsi: in Uganda alcune tribù non permettono alle donne con le mestruazioni di toccare mucche o bere il loro latte, perché queste potrebbero contaminare l’intera mandria; in Tanzania se la pezzuola mestruale dovesse essere vista da altre persone, la donna che l’ha usata cadrà in preda a una maledizione; in Bangladesh le pezzuole mestruali devono essere bruciate dopo l’uso, perché altrimenti possono attrarre spirito maligni; in Nepal quando le donne hanno le mestruazioni vengono allontanate dalla comunità e isolate in apposite capanne; in Bolivia le ragazzine che vanno a scuola, trasportano nello zaino, tutto il giorno, gli assorbenti usati, perché è troppo imbarazzante buttarli nei cestini dei bagni della scuola. Ma nella parte di mondo che noi consideriamo “civilizzato”, per le donne le cose vanno davvero meglio come pensiamo? Certo, non veniamo allontanate da casa durante i giorni del ciclo, ma anche nella cultura occidentale non mancano miti, superstizioni e tabù che riguardano le mestruazioni. Credo che ogni donna si sia, almeno una volta nella vita, sentita in imbarazzo a causa delle mestruazioni: mamme che dicono alle figlie di nascondere gli assorbenti agli occhi di fratelli e padri; amici che si sentono disgustati quando un’amica confida di avere le mestruazioni; sarà poi capitato, a scuola o a lavoro, di dover nascondere l’assorbente nella manica prima di andare in bagno, in modo  che nessuno si accorga di ciò che sta succedendo (come se stessimo facendo qualcosa di male). La strada per scardinare questi tabù riguardo al ciclo mestruale è molto lunga: parlarne è il primo passo per creare consapevolezza, sia negli uomini che nelle donne, entrambi hanno il compito di lasciarsi alle spalle questi tabù, che condizionano spesso e negativamente la qualità di vita di ragazze e donne in tutto il mondo. Fortuna c’è chi si oppone a queste barbarie!

Rosanna D’Alessandro