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LEGAMI DI SANGUE DI MASSIMILIANO AMATUCCI

Data pubblicazione: 08-02-2023
 
Legami di sangue

Massimiliano Amatucci autore del giallo "Legami di Sangue" edito con Nulla die edizioni il terzo di una serie poliziesca ambientata alle falde del Vesuvio negli anni'70, protagonista il commissario Profumo, ci dà qualche info su di lui.

"Pur avendo studiato giurisprudenza per diventare avvocato, ho sempre provato una forte attrazione per l’arte in generale e per la narrativa in particolare. L’occasione per dedicarmi con maggiore continuità alla scrittura l’ho avuta quando mi sono trasferito per quasi due anni a Londra insieme a mia moglie, per seguire il suo lavoro da ricercatrice. Lì, per forza di cose ho molto limitato la mia attività di avvocato e, avendo più tempo a disposizione, ho iniziato a scrivere quello che sarebbe stato il mio primo romanzo edito"

- Da quando ha cominciato a scrivere?
"Ho iniziato intorno ai 14 anni, con poesie e brevi racconti. Poi intorno ai 18 anni ho iniziato a scrivere le canzoni per il gruppo musicale in cui suonavo il basso elettrico e intorno ai 20 anni mi sono cimentato nel mio primo romanzo, rimasto incompiuto così come un altro paio che ho iniziato all’epoca e che, per mancanza di tempo e continuità, non sono riuscito a completare". 
- A che cosa attribuisce la sua passione?
"Sicuramente mi è stata inculcata con l’esempio da mio padre, a cui è sempre piaciuto molto leggere, ma anche scrivere, e che da giovane ha anche pubblicato qualche canzone e qualche poesia. Col tempo ho trovato il mio modo di coltivare questa passione, e così è da poco uscito in libreria il mio quarto romanzo e di recente mi sto cimentando anche in alcuni soggetti per il cinema".
- Se non avesse svolto l’attività di avvocato, le sarebbe piaciuto fare il commissario o l’investigatore?
"Sì, molto. Confesso di aver anche partecipato a un concorso per diventare commissario, ma purtroppo non sono riuscito a vincerlo. Ad ogni modo l’azione investigativa mi ha sempre affascinato parecchio".
- Quando si è reso conto che poteva lanciarsi nel mondo della scrittura e pubblicare i suoi libri?
"Mi sono reso conto che a qualcuno poteva piacere ciò che scrivo solo dopo l’uscita del mio primo libro. Ho sempre scritto sopratutto per me e non ero certo dell’impatto che un mio romanzo avrebbe avuto sul pubblico. Poi una casa editrice ha scelto di pubblicarlo, ho ricevuto diverse critiche positive e da allora non ho più smesso di scrivere".
- Lei si ispira a fatti avvenuti realmente, oppure i suoi romanzi sono frutto della sua fantasia?
"Di solito non mi ispiro lucidamente a eventi già accaduti. I delitti che descrivo nei miei romanzi non ricalcano eventi di cui ho letto o sentito parlare. Mi affido di più alla mia fantasia, che però inevitabilmente tende a prendere spunto anche dalla realtà".
- Oggi pubblicare un libro non è facile, cosa pensa del mondo dell’editoria?
"È un mondo complesso. All’inizio ho dovuto rifiutare diverse offerte di pubblicare a pagamento, - perché non credo in questa formula, anche se in qualche caso eccezionale ha funzionato - e così c’è voluto più tempo per pubblicare il mio primo romanzo con una piccola casa editrice, che però mi ha dato la possibilità di essere conosciuto dalla Nulla Die Edizioni che oggi pubblica il mio quarto romanzo e che è arrivata anche finalista al premio strega qualche anno fa. È chiaro che proprio la casa editrice fa la differenza, nella promozione e distribuzione dell’opera, e entrare nelle maggiori case editrici è sempre più complicato. È un mondo piccolo dove si conoscono un po’ tutti e se non fai parte del giro non è semplicissimo trovare il modo di entrarci. Concorsi letterari e agenzie possono aiutare, ma credo che occorra anche una discreta dose di fortuna e moltissima determinazione".
- Nei libri della serie poliziesca che scrive, come ha costruito il personaggio del protagonista?
"Il Commissario Profumo nasce dall’insieme di diversi elementi: all’inizio mi sono ispirato alla figura di mio padre, che aveva più o meno la sua stessa età negli anni in cui il protagonista si muove. Questo mi ha aiutato molto nella costruzione del suo aspetto fisico e del suo background. Barba e capelli lunghi erano tipici dell’epoca, poi per ragioni anagrafiche Profumo ha vissuto il boom economico e ha partecipato ai movimenti del ’68, il che lo rende un personaggio, e soprattutto un commissario, sui generis. Poi, caratterialmente c’è qualcosa anche di mio, come l’essere riflessivo, determinato e dotato di un certo tipo di ironia. Infine, ho cercato di farlo agire con coerenza, considerando l’insieme degli elementi che lo caratterizzano e, tra questi - come il suo fiuto eccezionale - alcuni frutto semplicemente della mia immaginazione".
- In Particolare nel suo ultimo libro "Legami di sangue", cosa ha stimolato la sua ispirazione?
"Per questo romanzo, come per i precedenti, sono due i momenti chiave che stimolano la mia ispirazione a scrivere, quando si fanno spazio nella mia mente l’immagine del ritrovamento della vittima e il movente dell’assassino. La prima deve essere un’immagine potente e suggestiva, e ad essa necessariamente si ricollega poi la modalità del delitto. Il secondo, invece, è anche il mio di movente, vale a dire ciò che mi spinge a scrivere quella storia, che è l’evidenziare un aspetto deplorevole dell’animo umano, in grado di spingere a compiere anche i delitti più efferati.
- I suoi romanzi preferisce farli chiudere con un “Colpo di Scena” oppure porta il lettore per mano" attraverso la storia fino alla conclusione?
"In un romanzo avvincente i colpi di scena non possono mancare. Di solito, mi piace anche chiudere i miei romanzi con un buon colpo di scena, ma che non sia giustificato solo dalla voglia di  stupire. Il colpo di scena va calato con sapienza all’interno della trama. Mi piace spiazzare il lettore, ma anche dargli gli elementi per riuscire a orientarsi e magari a indovinare la possibilità di una svolta improvvisa".
- Secondo lei chi è il lettore tipo dei suoi romanzi?
"Se parliamo di questa serie, di sicuro un amante dei gialli, dei polizieschi. Ma anche un lettore a cui piaccia essere catapultato in un altro mondo, perché gli anni ’70 per noi oggi sono davvero un altro mondo. Un mondo che un lettore più maturo già conosce e di cui ha forse nostalgia, mentre è un mondo tutto da scoprire per un lettore più giovane che voglia comprendere meglio com’era la vita dei propri genitori o dei propri nonni".
- Cosa direbbe al pubblico per invitarli a leggere il suo ultimo Romanzo "Legami di sangue”
"Non sono mai stato un buon commerciale di me stesso, ma credo davvero che sia un romanzo piuttosto trasversale, che possa piacere a un vasto pubblico. C’è l’intricata trama poliziesca, con il colpevole difficile da smascherare, ma c’è anche una storia d’amore dai contorni molto originali, c’è un’ambientazione magica come l’isola di Capri, c’è un tuffo nel passato degli anni ’70, c’è la possibilità di curiosare in un contesto dorato come quello dell’aristocrazia partenopea dell’epoca e c’è anche un sottile filo d’ironia, che non poteva mancare, in un romanzo scritto in maniera diretta e asciutta, per nulla ampolloso o retorico. Tutti questi elementi credo che lo rendano piacevole e avvincente allo stesso tempo" 

 

Giuseppe Moggia

 

"Legami di Sangue" di Massimiliano Amatucci . Nulla die edizioni - pagg.203 - 15,20€