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LA PIÙ GRAVE VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA: L'INFIBULAZIONE

Data pubblicazione: 05-05-2020
 

«Narrò Abu Huraira: ho sentito il profeta dire: “Cinque pratiche sono caratteristiche della fitra: circoncisione, rasarsi i peli pubici, accorciare i baffi, tagliarsi le unghie e depilare i peli delle ascelle” (Sahih al-Bukhari, Volume 7, Libro 72, Numero 779)». Come si evince da questo Hadith (racconto sulla vita del Profeta Maometto), l'infibulazione e l'escissione del clitoride sono pratiche molto antiche, hanno origine religiosa (addirittura la giurisprudenza coranica ammette, fra le cause di divorzio i difetti fisici della sposa, come ad esempio una circoncisione mal riuscita) e culturale (ha una forte valenza politica: il cosiddetto “padre” del Kenya moderno, Jomo Kenyatta, difese l'infibulazione come una pratica culturale importante) e sono pratiche legate alle tradizioni dell’antico Egitto. L'infibulazione è una mutilazione genitale femminile, consiste nell'asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. A oggi è praticata in molte società dell’Africa, della penisola araba, e del sud-est asiatico. L’infibulazione è un sistema utile a mantenere intatta l'illibatezza della donna; in Somalia, infatti, una donna non infibulata viene considerata impura, pertanto, non riesce a trovare marito e rischia l'allontanamento dalla società. Le puerpere, le vedove e le donne divorziate sono sottoposte a reinfibulazione con lo scopo di ripristinare la situazione prematrimoniale di purezza. Questa pratica, come si può facilmente dedurre, non comporta nulla di positivo alle donne, anzi: i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. L'asportazione totale o parziale degli organi genitali femminili esterni è, inoltre, praticata con lo scopo di impedire alla donna di conoscere l'orgasmo derivante dalla stimolazione del clitoride, è , dunque, un ulteriore tentativo di conferire alle donne uno status di inferiorità, marchiandole con un segno che le svaluta ed è un continuo ricordar loro che sono solo donne, inferiori agli uomini, che non hanno alcun diritto sui propri corpi o ad una realizzazione fisica e psichica della persona. Ulteriori danni si hanno al momento del parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatriziale e reso poco elastico a causa delle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Nei paesi in cui è praticata l'infibulazione, inoltre, è frequente la rottura dell'utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino. Il significato che si attribuisce al fenomeno dell’infibulazione varia in base allo Stato e in base all’etnia di appartenenza: per molte culture africane l'infibulazione è espressione di un rito iniziatico, ovvero il passaggio dell’età puerile all'età adulta, per altre è sinonimo di pulizia e purezza, per talune rappresenta un mezzo per preservare la verginità delle giovani donne. Occorre osservare però che in alcuni paesi, la cerimonia di iniziazione sta gradualmente scomparendo e l'età in cui la mutilazione viene eseguita si sta notevolmente abbassando, questo perché, al di là della ritualità e della tradizione, le mutilazioni genitali femminili rappresentano la volontà di controllare la sessualità femminile da parte di una egemonia culturale, tradizionale, religiosa ed economica tutta al maschile. Si obbliga la donna a una castità costrittiva che si esplicita nella chiusura della vulva (riaperta dal marito solo dopo il matrimonio) e le si nega il godimento della propria sessualità attraverso l'escissione della clitoride. L'UNICEF riporta che secondo i dati dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale. È aberrante, è sconvolgente, potrei continuare all’infinito, ma nessun aggettivo renderà mai ciò che è in realtà questa brutale pratica. Pare esserci, però un piccolo barlume di speranza: ci sono, infatti, alcuni Stati che hanno approvato leggi che hanno reso questa pratica illegale, infatti, per chiunque la pratichi, sia clandestinamente quanto con l'appoggio a strutture mediche, è prevista l’incarcerazione. In Nigeria l'infibulazione è stata ufficialmente vietata nel giugno 2015. Anche il Sudan, in questi giorni, ha detto basta alle infibulazioni. È stato infatti approvata la legge che per decenni il Parlamento di Khartoum, finché era controllato dal dittatore Omar al-Bashir, non è mai riuscito a portare in agenda. Il passo deciso dal nuovo governo è stato salutato come l’inizio di una nuova era da associazioni che si battono per i diritti delle donne e delle bambine. “Una legge è un deterrente cruciale, ma farla rispettare non sarà facile presso comunità che considerano le mutilazioni femminili una tradizione irrinunciabile”, ha detto Faiza Mohamed, responsabile per l’Africa di Equality Now. In Sudan, tre quarti delle mutilazioni sono portate a termine da personale medico, segno di quanto questa pratica sia considerata accettabile dalle istituzioni. La nuova norma sulle mutilazioni è un passo importante nel cammino verso l’orizzonte immobile dei diritti.
                                                                                                                                                                                           Rosanna D’Alessandro