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San Ferdinando: non convince Miseria e Nobiltà

Data pubblicazione: 23-12-2019
 
foto di scena Miseria/Nobiltà foto Federica Di Benedetto

Forse non è così nelle altre regioni italiane, ma in Campania, cercando sul digitale terrestre tra le TV locali si riesce a trovare la versione cinematografica di Miseria e Nobiltà di Eduardo Scarpetta più o meno tutti i giorni. Il confronto, dunque, con lo spettacolo in scena al Teatro San Ferdinando nell’adattamento curato da Lello Arena e Luciano Melchionna, che firma anche regia e ideazione scenica, è inevitabile. Il film datato 1954, con la regia di Mario Mattioli, vanta quello che oggi si direbbe un cast stellare: Totò, Sophia Loren, Enzo Turco, Carlo Croccolo, Dolores Palumbo, Valeria Moriconi, Giuseppe Porelli, Franco Sportelli, Franca Faldini, Liliana Billi, Vera Nandi. L’allestimento firmato Melchionna propone un cast incongruo da cui emergono Lello Arena (Felice Sciosciammocca) che è un attore di qualità e come tale non si smentisce; Maria Bolignano (Luisella) di gran lunga la migliore in scena; Andrea De Goyzueta (Pasquale) e Luciano Giugliano (Gaetano Semmolone) che danno una buona prova. Peppeniello – il bambino del tormentone “Vicienzo m’è pate a me” – è interpretato con enfasi e toni altissimi da una ragazza. Luciano Melchionna vede i protagonisti della “Miseria” - quelli che scimmiotteranno goffamente la “Nobiltà” - come “ratti” e li pone in uno “scantinato/discarica” da cui “travestiti da ‘cani o gatti’, sgomiteranno per salire alla luce del sole.” La scena nera, sporca, sovraffollata di Roberto Crea resta a sorreggere la casa lussuosa del secondo atto a significare che “il palazzo signorile, affrescato e assolato, non starebbe in piedi senza le sue fondamenta buie, umide e scrostate”. Miseria e nobiltà, povertà e ricchezza, suggerisce il regista, formano “un perfetto ecosistema.” Per il resto Melchionna lascia il testo così come è scritto da Scarpetta apportando pochi cambiamenti tra cui il mestiere dei due protagonisti. Così Lello Arena/Felice da scrivano diventa ‘o professore che spiega il significato delle parole e stigmatizza l’ignoranza che lo circonda. Le gag migliori sono, dunque, le stesse che gran parte del pubblico conosce a menadito e riescono a provocare non più di qualche sorriso in un pubblico evidentemente deluso. Il divertimento auspicato a conclusione delle note di regia non arriva e neanche il troppo blando tentativo di indurre a una riflessione sulla società attuale.

Valeria Rubinacci