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Al Festival di Sanremo: non ci son "solo Canzonette"

Data pubblicazione: 09-01-2020
 

La Settantesima edizione del Festival di Sanremo non è ancora iniziata e già sono scoppiati due casi politici: da una parte la presenza della giornalista RulaJebreal,dall’altra quella in gara, tra i big, di Rita Pavone; ma d'altronde si sa, Sanremo è sempre stato costellato di polemiche. La polemica su RulaJebreal  è esplosa quando la Dagospia, lo scorso 30 dicembre, aveva raccontato dell’incontro tra il conduttore e la giornalista in un hotel a Milano, con la successiva proposta sanremese. L’ipotesi aveva scatenato i sovranisti e alcuni giornali riconducibili al centrodestra. “Una prezzemolinacosmopolitica del pensiero unico”, aveva scritto Il Giornale, duro il commento di Daniele Capezzone, ex radicale e ora giornalista de La Verità: “Mi par di capire che con i soldi del canone Rai RulaJebreal potrebbe essere incaricata a Sanremo di spiegarci quanto le facciamo schifo. Se poi qualcuno si lamenterà sui social, seguiranno accuse di: razzismo, sessismo, machismo. Pure nel 2020 ci avete già rotto i c*****”. Alla fine la decisione, presa da l’ad Salini, la direttrice di Rai1 De Santis e il direttore artistico di quest’anno, Amadeus, è arrivata: la giornalista palestinese, con doppio passaporto israeliano e italiano, salirà sul palco dell’Ariston, con un monologo sulla violenza contro le donne. Arriva chiara e decisa la voce di RulaJebreal, che dal canto suo, ha affermato, in un’intervista rilasciata a Repubblica, queste parole: “sabato scorso mi hanno telefonato pregandomi di fare io il passo, di rinunciare spontaneamente, mi sono rifiutata. Gli ho mandato un messaggio scritto: se volete censurarmi dovete essere voi ad assumervene la responsabilità. Evidentemente qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace”. Sul nome di Jebreal è scoppiato un caso politico e non si sono fatte attendere le voci di vari politici: "io penso che Sanremo sia il festival della canzone italiana, se uno vuole fare i comizi va in piazza o in Parlamento”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini; il grillino Primo Di Nicola, componente della commissione di Vigilanza Rai, aveva usato un tono differente: “con il governo e il Parlamento alle prese con problemi epocali, crisi aziendali ed emergenza lavoro, con una guerra alle porte, vedere politici e ministri intromettersi negli affari interni della Rai è veramente sgradevole. Per favore, pensate a lavorare, e lasciate al servizio pubblico la possibilità di fare finalmente in libertà il proprio mestiere. Per una valutazione obiettiva ci sarà sempre tempo. In tempi e luoghi deputati”. Italia Viva aveva indirizzato i suoi attacchi alla Lega: “Dieci donne a Sanremo 2020 ma non RulaJebreal. Nessuno spazio ad una nuova italiana di successo. Nella narrazione sovranista stona e anche parecchio. La Rai, la tv pubblica, si piega al diktat di Salvini. Credo sia semplicemente vergognoso. Ho deciso di portare il caso in vigilanza Rai ed intanto denuncio pubblicamente un’autentica discriminazione di Stato. Non possiamo stare zitti”. Sulla questione si è espresso anche Stefano Patuanelli: "Siamo in un paradosso,  non si vuole trasformare in tribuna politica il Festival di Sanremo, ma si opera una scelta di esclusione politica preventiva, detta anche censura. L’Italia che noi sogniamo per i nostri figli è un Paese collegato al resto del mondo. È un’Italia in cui c’è posto per Salvini ma anche per Liliana Segre e, se permettete, per RulaJebreal". Sarebbe anacronistico che un Festival dalla portata di Sanremo non includesse i temi più discussi oggi nel mondo; a Sanremo non ci sono solo “Canzonette”; e poi  impegnarsi contro la xenofobia e la violenza sulle donne non dovrebbe essere né un tema di destra né di sinistra. Se sulla Jebreal gli attacchi arrivavano soprattutto sul fronte sovranista discorso opposto per la cantante Rita Pavone; una presenza che ha scatenato numerosi commenti sui social, accusata appunto di simpatie sovraniste. C’è chi  ricorda del tweet contro Greta Thunberg (“Quella ‘bimba’ con le treccine che lotta per il cambio climatico non so perché ma mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror”) e l’attacco ai Pearl Jam (“Ma farsi gli affari loro no?”) dopo che la band aveva concluso il concerto di Roma intonando “Imagine” a favore dei migranti. Insomma come ogni anno a farla da protagonista sono le polemiche , e più polemica c'è, meglio è per la manifestazione canora stessa, che vive, si sa, di gossip, critiche, casi, gialli e zizzanie varie. Su Twitter impazza l'hashtag #BoicottaSanremo, noi, invece, non vediamo l’ora che inizi!

Rosanna D’Alessandro