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«Stanno uccidendo Napoli» di Mimmo Battaglia

Data pubblicazione: 26-11-2021
 
Vita Pastorale

Un’espressione dura, urtante, adatta a una zona di guerra. Ma non siamo, forse, in guerra? Fin dal mio ingresso a Napoli, ho incontrato il dolore delle vittime innocenti della criminalità. E non c’è stata settimana in cui un mio prete o qualche volontario non mi abbia raccontato di una sparatoria, di un tentato omicidio, di un assassinio di camorra. Nella mia esperienza di prete mi sono confrontato tante volte, troppe volte, con le organizzazioni di morte. E ne ho visto gli effetti diretti e indiretti. Quante volte ho raccolto ragazzi e giovani dai margini delle strade ammazzati dall’oro bianco della droga, caposaldo economico della ’ndrangheta! Quante volte ho ascoltato il dolore di familiari e amici di giovani e meno giovani ammazzati nell’ambito delle lotte tra cosche. Si tratta di esperienze che hanno forgiato non solo il mio cuore di uomo e di cittadino, ma anche il mio ministero di prete. In fondo, il Vangelo non è la buona notizia di un Dio che può liberarti dalla morte, da quella eterna ma anche dalle tante morti che, ogni giorno, procurano scelte sbagliate, stili di vita inumani, vuoti di attenzione e di amore?
Giovanni Paolo II ha più volte affermato che l’uomo è via della Chiesa. Ricordarlo è essenziale in questo tempo dove, attratti dalle polemiche, rischiamo di dimenticare che il servizio a Dio e all’uomo sono una cosa sola. Se l’uomo è via della Chiesa, lo è ancor di più l’uomo ferito, il giovane in difficoltà, il bambino dimenticato da tutti e soccorso da nessuno. Quando Francesco mi ha inviato a Napoli avevo consapevolezza che, pur nella grande e inevitabile differenza, quella partenopea era una terra molto simile a quella in cui avevo vissuto e servito, per la capacità di accoglienza della gente, la straordinaria resilienza dei semplici, la geniale creatività che nasce dalla vita povera e umile.
Ma avevo ben chiaro che vi era un altro comun denominatore, ben più triste e pericoloso: la criminalità organizzata. Alla preoccupazione s’è aggiunta, fin da subito, la gratitudine per un tessuto ecclesiale vivo, per nulla assuefatto alla convivenza con la cultura camorristica e con il potere di morte dei clan. Quanti preti, insieme a laici e consacrate, in diverse aree della città metropolitana, sono per la nostra città un baluardo di resistenza, un segno di coraggio, un invito costante a resistere al male, lottando per una vita all’insegna della legalità, della giustizia, della solidarietà! Non solo è importante proseguire su questa strada, ma è urgente che queste voci profetiche siano sempre più coro armonico, per far fronte comune contro l’escalation di violenza che sta attraversando la città. Non bastano più le esperienze dei singoli, ma c’è urgenza di una rete, capace di creare un sistema educativo generatore di vita, opposto al sistema mortifero della camorra.
Lavorare a questa rete non è solo una necessità per la Chiesa di Napoli. È, soprattutto, una vocazione. Cosa ci chiede Dio in questo tempo difficile, in cui lo smarrimento interiore e il timore del futuro assale intere generazioni? Cosa chiede il Signore alla Chiesa che cammina tra i vicoli di Napoli, dove troppi bambini sono abbandonati a sé stessi? E dove il mercato della droga punta sempre più su una manodopera di adolescenti strappati via, dalla scuola e dall’educazione al bene e al bello? La risposta del Vangelo è chiara e inequivocabile: non possiamo non fermarci a soccorrere, coinvolti dal dolore innocente di tanti piccoli, per invocare l’aiuto di tutti affinché i figli invisibili della città non abbiano più a soffrire.
La nostra Chiesa sta muovendo i primi passi tra i sentieri del 31°Sinodo diocesano, inscritto nel più ampio cammino sinodale della Chiesa italiana e universale. Come comunità cristiana dobbiamo imparare non solo a camminare insieme tra noi, ma anche a essere strumento del cammino condiviso con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Per questo ho voluto rivolgere un appello a tutti, dai cittadini alle associazioni, dalle Istituzioni locali al Governo nazionale affinché, rispondendo al grido di aiuto dei figli più fragili, ci si possa ritrovare insieme intorno a un Tavolo, andando oltre la denuncia, lavorando a proposte concrete all’altezza della sfida che abbiamo dinanzi. Vogliamo chiamare tutti, con coraggio, a un “Patto educativo”, per ridare futuro alla nostra terra e speranza ai nostri giovani. Non basta impegnarsi. Occorre farlo insieme.
Un proverbio dice: «Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà». Iniziamo a sognare una nuova Napoli, un nuovo Sud, una nuova storia di umanità. Nella certezza cristiana di sapere che ogni volta che ci impegniamo per il bene, la pace, la giustizia stiamo realizzando il sogno di Dio.