Palau (OT) - Dal 6 al 14 settembre 2025, il Festival Internazionale Isole che Parlano torna ad abitare la Gallura – tra Palau, La Maddalena, Arzachena e Luogosanto – con la sua XXIX edizione, diretta da Paolo Angeli e Nanni Angeli. Un appuntamento che da quasi trent’anni si rinnova ogni settembre, esplorando i confini tra arti contemporanee e tradizioni, natura e sperimentazione.Nato in Sardegna ma con uno sguardo internazionale, Isole che Parlano è oggi un punto di riferimento nel panorama dei festival multidisciplinari, capace di fondere tradizione e sperimentazione, radicamento e visione, comunità e contemporaneità.
Isole che Parlano di musical
a sezione musicale, cuore pulsante del festival, offre come sempre un programma ricco e articolato, frutto di un approfondito lavoro di curatela e ispirazione. Anche quest’anno, Isole che Parlano si conferma come palcoscenico privilegiato per progetti originali, spesso al debutto nazionale, in equilibrio tra improvvisazione, ricerca, memoria e nuove scritture. Questi gli artisti e le artiste ospiti della ventinovesima edizione che, come di consueto, saranno chiamati a dialogare – nelle loro esibizioni – con i luoghi che li ospiteranno: scorci naturali, siti archeologici e spazi urbani che si fanno parte viva della performance. Tra questi: la Roccia dell’Orso, il Faro e la Chiesa Campestre Di San Giorgio a Palau, la pineta e la spiaggia di Palau Vecchio, Punta Tegge a La Maddalena, la Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu ad Arzachena, il Palazzo di Baldu a Luogosanto, Cala Corsara sull’Isola di Spargi. Gli artisti e le artiste in programma: Descansate Niño (Italia): esordio discografico da leader del chitarrista e compositore Giacomo Ancillotto, figura attiva da anni sulla scena jazz e sperimentale italiana, che intreccia jazz contemporaneo, rock strumentale e scrittura cinematica in un racconto sonoro maturo e personale. Con lui Marco Zenini (basso) e Alessandra D’Alessandro (batteria). Fuensanta (Messico): cantante, contrabbassista e compositrice, è una delle figure di spicco dell’avanguardia meticcia, che si sta definendo nella scena dei Paesi Bassi. Crea un ponte tra jazz contemporaneo, musica tradizionale latinoamericana, elettronica, in una pratica che intreccia struttura e improvvisazione, con un’attenzione particolare alla ricerca timbrica e alla relazione tra voce e strumento. In solo, dà forma a una performance intensa e profondamente espressiva.
Elana Sasson Quartet (Kurdistan/USA/Colombia/Cipro/Belgio): Un elegante jazz mediterraneo, che ingloba le suggestioni della poesia persiana e dei canti curdi, intrecciando tradizioni musicali global. Il quartetto di Sasson dà vita a un suono ricco e contemporaneo, che evidenzia come la scena creativa Valenciana - dove ha base il quartetto - sia particolarmente viva. Il suo album In between - tra i best albums World Music Chart Europe - si snoda dal vivo con maturità, tracciando sentieri inesplorati e alimentando un’esperienza particolarmente coinvolgente. Insieme a Elana Sasson - curdo-americana - il colombiano Santiago Bertel al pianoforte, il cipriota Manos Stratis al contrabbasso e il belga Victor Goldschmidt alla batteria.
A Bad Day (Italia): è il progetto strumentale di Egle Sommacal (chitarrista dei Massimo Volume) e Sara Ardizzoni (conosciuta con lo pseudonimo Dagger Moth). Con l’utilizzo di due chitarre elettriche e tanti pedali analogici, dipingono paesaggi sonori essenziali e imperfetti, contrappunti immaginifici e minimali, aree di esplorazione astratta, costruita con rigore e libertà, al margine delle convenzioni stilistiche ortodosse. Emerge un concetto visionario e profondamente innovativo di intendere la chitarra elettrica, vissuta come una tavolozza timbrica al servizio del binomio originalità e ricerca. Il duo, allontanandosi da un formato mainstream, dona autorevolezza allo strumento principe del secondo ‘900 e, lavorando per sottrazione sul virtuosismo, catapulta la chitarra al servizio di un linguaggio musicale cinematografico.
Korhan Futaci (Turchia): figura chiave del jazz e rock sperimentale turco, fonde tradizione anatolica e improvvisazione radicale con reminiscenze psichedeliche. Si caratterizza con un suono viscerale e immersivo e, allo stesso tempo, rilegge la tradizione con lirismo, mostrando la vitalità e la specificità della scena creativa di Instanbul. Trasformando il caos urbano in un'atmosfera energica e rituale, intrisa di suoni oscuri e texture astratte, Korhan e i suoi amati amici musicisti mirano a far viaggiare il pubblico oltre il tempo e lo spazio per percepire i colori invisibili della Turchia contemporanea. A Isole che Parlano arriva con un quartetto interamente turco per un concerto che attraversa spazio, tempo e confini stilistici. Con lui sul palco: Barış Ertürk (sax baritono), Esat Ekincioglu (basso) e Erdem Göymen (batteria).
Arrepícus (Sardegna): è un’officina musicale tra tradizione orale sarda e linguaggi contemporanei. Chitarra, contrabbasso, percussioni e voci si incontrano in una ricerca sonora che rielabora poliritmie, balli campidanesi e canto a cuncordu con approccio originale e vivo. Ne fanno parte: Francesco Morittu (chitarre), Stefano Colombelli (contrabbasso, voci), Carlo Pusceddu (percussioni, voci), Giulia Pisu e Irene Coni (voci).
Tenore Santu Gavinu de Illorai (Sardegna): attivo dal 2002, il Tenore Santu Gavinu custodisce e tramanda la tradizione del canto a tenore di Illorai, proponendo un repertorio legato a balli e canti cerimoniali del centro Sardegna. La formazione è composta da: Giovanni Michele Filia (oghe), Gianni Mula (oghe/mesa oghe), Angelo Sanna (mesa oghe), Giuseppe Nieddu (bassu), GianGavino Bosilo (contra).
Coro Gabriel (Sardegna): Il Coro Gabriel di Tempio è tra le voci più autorevoli del canto a tasgia, la polivocalità della Gallura. Attivo dagli anni ’50 e dedicato all’etnomusicologo Gavino Gabriel, è composto da: Marco Muntoni (boci), Nico Bianco (trippi), Gabriele Farina (contra), Gianmario Pedroni (grossu).
Maniucha i Ksawery duo (Polonia): il duo formato da Maniucha Bikont (voce) e Ksawery Wójciński (contrabbasso) fonde l’improvvisazione jazz con i canti tradizionali della Polesia, regione di zone umide tra Ucraina e Bielorussia. La loro musica, intima e senza tempo, nasce da un dialogo profondo tra voce e strumento, tra memoria e improvvisazione, tra tradizione e ricerca.
Za!+Perrate (Spagna/Catalogna): un progetto esplosivo che fonde flamenco, dadaismo, jazz, elettronica e post-rock. Il loro album Jolifanto - premiato dalla critica come miglior album flamenco al Premios de la Música Independiente (MIN) del 2024 - nasce dall’incontro fortuito tra il cantaor di Utrera e il duo catalano ZA!, dando vita a un viaggio sonoro improvvisato, visionario e poliritmico, che si muove tra le radici più arcaiche della musica andalusa, reminiscenze dei rave, influenze latino americane, senza confini né definizioni.
Heavy Sound (Italia): è un progetto collettivo che intreccia timbriche acustiche, lirismo ruvido e pulsazione ritmica. Tra improvvisazione e scrittura, dà vita a paesaggi sonori densi ed energici, con l’afro beat sullo sfondo. Dopo Pandomestic Thrills, è in uscita Maquina per l’etichetta Folderol. Sabrina Coda (sassofoni), Andrea Fusacchia (sassofoni), Flavio Bertipaglia (basso), Alessandro Sponta (percussioni), Francesco Pitarra (batteria).
Matteo Carta (Sardegna): con King Shepherd and The Lost Sheep esplora l’anima sonora del banjo, tra descrizione intimista e caos rituale. Ispirato al movimento Primitive di John Fahey, alle musiche tradizionali sarde e nordafricane, il progetto evoca un mondo arcaico, rurale e visionario che si interseca con il suono di campanacci del bestiame e l’harmonium. Il suo primo album, in vinile, è uscito per Konodischi nel 2024.
Farah Fersi (Tunisia): virtuosa del qanun, ha sviluppato una tecnica personale che integra la tecnica convenzionale del pizzicato, con un approccio innovativo percussivo, fondendo le radici della musica araba con visioni contemporanee. La sua cifra stilistica è basata su una ricerca timbrica ed espressiva aperta, che ingloba diversi linguaggi e li integra nel flusso dell’improvvisazione. Il suo concerto in solo è un esempio di poesia sonora e contaminazione culturale, che rompe le barriere tra Oriente e Occidente.
Come ogni anno, infine, Isole che Parlano propone anche un momento di incontro inedito tra artisti ospiti, chiamati a condividere il palco per dare vita a una collaborazione temporanea, libera e aperta all’ascolto reciproco. In questa XXIX edizione, saranno protagonisti di questa speciale alchimia sonora i contrabbassisti Ksawery Wójciński (Polonia) ed Esat Ekincioğlu (Turchia).
Isole che Parlano di fotografia
La sezione fotografica del festival ospita quest’anno una mostra di straordinario rilievo, dedicata alla fotogiornalista palestinese Samar Abu Elouf, vincitrice del World Press Photo of the Year 2025 con lo scatto Mahmoud Ajjour, Aged Nine: il ritratto toccante di un bambino di Gaza, fotografato a Doha dove è stato trasferito per ricevere cure mediche dopo l’amputazione degli arti in seguito a un’esplosione.Per il Festival, in questo preciso momento storico, ospitare il lavoro di Samar Abu Elouf - che sarà a Palau nella settimana del festival - è un gesto necessario. Significa prendere parola attraverso le immagini, offrire spazio a un racconto indipendente e coraggioso che documenta l’impatto profondo e duraturo dei conflitti, soprattutto sui corpi e le vite delle donne, dei bambini, dei civili. È un invito alla responsabilità dello sguardo e alla consapevolezza.La mostra - che inaugurerà lunedì 8 settembre e resterà aperta fino al 12 ottobre a Palau - ripercorre il lavoro di Abu Elouf tra Gaza e l’esilio, dando particolare rilievo alla rappresentazione della condizione femminile e alle conseguenze intergenerazionali della guerra. Attraverso le sue immagini, Abu Elouf non racconta solo ciò che accade, ma lo fa dal punto di vista di chi lo vive, lo subisce, lo attraversa: con uno sguardo intimo, profondo, radicale. La mostra sarà composta da oltre 50 immagini e si snoderà attraverso un percorso cronologico che segue tre direttive principali. Le prime due, con la cesura temporale del 7 ottobre 2023, narrano rispettivamente della “ordinaria” quotidianità a Gaza City e proseguono il racconto con il conflitto, la perdita e i bisogni della comunità palestinese. La terza (tratta dal servizio pubblicato dal New York Times, nel novembre 2024 con il titolo Out of Gaza), ci parla in modo diretto e drammatico delle conseguenze del conflitto, ritraendo persone gravemente ferite a Gaza che, pur con gravi danni permanenti e invalidanti mutilazioni, sono riuscite a raggiungere il Qatar e a ricevere cure mediche per sopravvivere. Coerente con lo spirito del festival, Isole che Parlano di fotografia rinnova così la sua vocazione a raccontare il mondo contemporaneo attraverso lo sguardo di autori e autrici che, con un punto di vista autoriale ed autorevole, ne colgono le fratture, le resistenze, le trasformazioni.
Isole che Parlano ai bambini
Ad aprire il Festival è, come da tradizione, la sezione ideata e a cura di Alessandra Angeli Isole che Parlano ai Bambini - quest’anno alla sua XXI edizione - in programma dall’8 al 10 settembre: una tre giorni di spettacoli e laboratori ‘a misura’ di bambini e adolescenti, dedicata al dialogo tra le generazioni, dove i linguaggi dell’arte diventano strumento di scoperta del sé, dell’altro e del territorio. Lunedì 8 settembre si parte la mattina con i Laboratori a misura che per tre giorni accoglieranno bambini ed adolescenti. Sono tre percorsi didattici dove i partecipanti, divisi per fasce di età, sperimentano i differenti linguaggi dell’arte.Ai ragazzi è dedicato il laboratorio multimediale Occhi che sognano lontano, un confronto tra generazioni per immaginare Palau nel 2030 tra sogni, storie e… intelligenza artificiale, a cura di Vinz Beschi, Melissa Freti e Giulia Gandini in collaborazione con Avisco ETS.I bambini più piccoli sperimentano, invece, il magico mondo del circo con A tempo di Circo, laboratorio di circo ludico-musicale a cura della Compagnia Nando e Maila, e linee, forme e colori con Essere Isola, essere rete laboratorio grafico scultoreo a cura di Annalisa Masala.Nei pomeriggi tra le piazze e i parchi del paese, i bambini più piccoli (dai 3 ai 6 anni) prenderanno per mano i loro genitori, zii, nonni con Assaggi di Laboratori per condurli nell’esplorazione dei linguaggi dell’arte, dalla grafica alla scultura, con Texture in Gioco e La leggerezza del sasso laboratori metodo Bruno Munari ® a cura di Annalisa Masala. Le sere del 9 e 10 settembre sono dedicate agli spettacoli a misura. Il 9 in piazza Fresi Sonata per tubi, Arie di musica classica per strumenti inconsueti della Compagnia Nando e Maila, spettacolo di circo contemporaneo che trasforma gli oggetti e attrezzi del circo in strumenti musicali attraverso l’ingegno e l’uso della tecnologia per creare uno spettacolo di canti, di danze e prove di coraggio, musicali e circensi, con un linguaggio universale e accessibile a tutti. Il 10 settembre, infine, al Polo Culturale Montiggia, la tradizionale serata di presentazione pubblica dei laboratori chiuderà la tre giorni con mostre, proiezioni video e performance.
Isole che Parlano di sapori
Tra arte e convivialità, il Festival rinnova anche il proprio impegno nel proporre esperienze enogastronomiche che raccontino il territorio e che sono curate in collaborazione con Paola Placido e la rassegna Vite e Vite – incontri con i vignaioli. In programma: degustazioni di miele artigianale, vini naturali e prodotti locali. Un percorso sensoriale che accompagna l’esperienza festivaliera con momenti di gusto e riflessione.