Al Diana di Napoli sta andando in scena “A Casa tutti bene”, scritto e diretto da Gabriele Muccino, al suo esordio alla regia teatrale, con la collaborazione di Marcello Cotugno e Irene Alison, uno spettacolo tratto dal suo omonimo film, girato a Ischia, che si è aggiudicato il David di Donatello dello Spettatore e il Premio Speciale David di Donatello. Un riuscito connubio tra emozioni, segreti di famiglia, incomprensioni, ripicche e grandi interpreti, tutti elementi che conferiscono alla rappresentazione ritmo, un profondo coinvolgimento e una valenza universale. Giuseppe Zeno e Anna Galiena guidano una straordinaria compagnia composta da Alice Arcuri, Ilaria Carabelli, Maria Chiara Centorami, Lorenzo Cervasio, Simone Colombari, Vera Dragone, Sandra Franzo, Alessio Moneta e Celeste Savino. La famiglia Ristuccia si riunisce nella casa storica per festeggiare l’ottantesimo compleanno della madre, Alba, ritiratasi a vivere in una villa su un’isola, così figli, nipoti e altri familiari si ritrovano intorno a un pranzo che dovrebbe essere di gioia, ma che, in realtà, porterà a galla antichi conflitti e nuove tensioni. “Portare “A Casa Tutti Bene” a teatro è per me un’avventura importante oltre che una naturale evoluzione della storia. L’unità di luogo e di tempo, concentrata nella casa di famiglia, si adatta perfettamente al linguaggio teatrale, trasformando il palco in un microcosmo dove esplodono le dinamiche familiari. Il teatro amplifica l’intensità̀ emotiva dei personaggi, rendendo il pubblico partecipe delle loro fragilità̀ e tensioni. È un racconto universale in cui ognuno può̀ riconoscersi, trovando nei complessi legami familiari un riflesso delle proprie esperienze. Con questo adattamento voglio offrire un’esperienza intima e profonda, che catturi l’essenza della famiglia, con le sue imperfezioni e i suoi conflitti” – dice nelle note di regia Gabriele Muccino. La trasposizione teatrale non perde la sua originalità e la sua drammaticità, anzi ne amplifica l’intensità emotiva mettendo in evidenza le dinamiche familiari, le incomprensioni, le invidie tra parenti, le relazioni complesse, le bugie, i tradimenti e le ipocrisie. Lo spettacolo racconta storie universali, in cui ogni singolo spettatore può riconoscersi: un pranzo, un compleanno, un momento conviviale, si trasforma, in poche ore, in una tragedia, infatti, subito dopo i festeggiamenti nessuno può lasciare l’isola perché le corse dei traghetti vengono sospese a causa del maltempo. I parenti, così, sono costretti a convivere più del previsto, questo inconveniente fa emergere antichi rancori mai sopiti, malumori, sofferenze, segreti, veleni, gelosie, tradimenti, cattiverie e meschinità. Una commedia italiana che riesce a fondere bene ironia, leggerezza, drammaticità e disperazione e che alterna momenti di tensione, emotività e isterismo collettivo. Ma non solo, la storia raccontata ci fa riflettere su come possa cambiare in negativo l’amore coniugale quando nella coppia subentra lo spettro dell’Alzheimer e sulla potenza del perdono. Sulla scena undici personaggi con un vissuto particolare e dalle relazioni complicate, che oscillano tra l’immagine di facciata e i reali sentimenti e che, al momento della resa, inevitabilmente si scontrano. Undici attori bravi, calati bene nelle loro parti, credibili e affiatati sul palco. Giuseppe Zeno nei panni di Carlo non si risparmia, cerca di mantenere unita la famiglia assumendo il ruolo di leader, canta, urla, finge, mente, si dispera, un divorzio alle spalle, una figlia nei cui confronti nutre un senso di colpa per le sue continue assenze, una nuova compagna con la quale è in crisi e una nuova giovane fiamma, un uomo che, in preda alla disperazione, diventa, inconsapevolmente, violento, un personaggio complesso, eclettico, dalle tante sfaccettature, che è reso in maniera ineccepibile dall’attore napoletano. Anna Galiena, nel ruolo di Alba, interpreta alla perfezione un personaggio complesso che, apparentemente, sembra equilibrata per tenere unita la famiglia e come madre tenta di non approfondire varie situazioni, ma che, in realtà, è una donna fragile, vulnerabile, tradita e delusa. Musiche di Nicola Piovani, curate da Pasquale Filastò, scene di Roberto Crea, costumi di Angelica Russo, luci di Marco Macrini, Video grafica di Mirko Ruggiero e Jacopo Reale, aiuto regia di Martina Glenda, casting di Marita D’Elia, direttore di produzione Francesca Chiappetta, produzione esecutiva Elisabetta Nepitelli Alegiani. Si replica fino all’8 marzo, pubblico contento, sala piena nonostante la seconda serata del Festival di Sanremo, applausi e consensi meritati. Uno spettacolo da vedere e da consigliare.
Antonio D’Addio












